Home » Psico Blog » Psicologia Clinica e Patologie » Le Parafilie: tra Psichiatria e moralismo

Le Parafilie: tra Psichiatria e moralismo

parafilie

All’interno del  DSM-IV-TR (Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali 4° edizione) sono pochissimi i disturbi psichiatrici intrisi di toni moralistici come lo sono le parafilie. Determinare la devianza di un individuo, in questo caso nell’area sessuale, implica stabilire una chiara norma di comportamento che delinei la normalità; ma a chi spetta stabilire tali norme? Forse stando al pensiero del senso comune la psichiatria un giorno non molto lontano diventerà il guardiano morale del comportamento umano in tutte le sue forme ed espressioni…

L’uomo da sempre teme ciò che non conosce e non sa spiegare e per ovviare a ciò crea nomi ed etichette che servono a riportare l’ignoto a categorie note che lo faranno dormire la notte. Sulla stessa linea la società costruisce delle norme di comportamento “giusto” che vanno rispettate e chi non le segue viene etichettato come diverso o deviante rispetto alla normalità.

Com’è possibile usare termini quali parafilie o devianza sessuale senza che essi assumano un tono peggiorativo? L’evoluzione della definizione di attività sessuale perversa mostra come la nosologia psichiatrica sia impregnata del pensiero e delle paure della società che esprime. Nei primi anni del ‘900 Freud, nel contesto della società viennese che considerava la sessualità in termini molto ristretti, ha definito per la prima volta  l’attività sessuale perversa usando diversi criteri: essa è focalizzata su regioni del corpo non genitali, soppianta e sostituisce la pratica abituale di rapporti genitali con un partner dell’altro sesso, tende ad essere la pratica sessuale esclusiva dell’individuo. Successivamente la sessualità divenne un area di legittima indagine scientifica ed egli si accorse che all’interno di una coppia che praticava una “normale” attività sessuale vi erano una varietà di pratiche e comportamenti sessuali ampiamente accettati come sani. Altri autori psicoanalisti del tempo hanno sostenuto che “vi è in ciascuno di noi un latente nucleo perverso” ma col passare degli anni hanno sviluppato una atteggiamento più tollerante notando che le fantasie perverse si riscontrano regolarmente in tutto il comportamento sessuale adulto e non creano “problemi” finchè non vengono esperite come compulsive. Il termine perversione è stato quindi riservato a quei casi in cui l’individuo impone desideri personali a un partner che si mostra riluttante a essere coinvolto o seduce una persona non responsabile; alcuni autori si sono riferiti alla perversione definendola come “la forma erotica dell’odio”, il comportamento sessuale è sano solo quando è al servizio della costruzione di una relazione intima e stabile.

 

Il DSM-IV-TR, nel tentativo di non essere giudicante, ha suggerito che il termine parafilia vada usato nel caso in cui vengano impiegati oggetti non umani, vengano inflitti a se o al proprio partner un effettivo dolore o umiliazione, vengano coinvolti bambini o adulti non consenzienti; nelle “forme lievi” i pazienti sono turbati dalle loro spinte sessuali parafiliache ma non le mettono in atto, nella “gravità moderata” i pazienti traducono la spinta in azione solo occasionalmente, nei “casi gravi” i pazienti mettono in atto ripetutamente le spinte parafiliache. Attualmente è in costruzione quello che a partire dal maggio 2013 sarà denominato DSM-V: osservando le modifiche che si stanno apportando rispetto al manuale attualmente in uso, se si da uno sguardo sotto la sezione Disturbi Sessuali e dell’Identità di Genere si troverà una lista di categorie e disturbi che si pensa possano andare ancora bene, sia meglio eliminare o spostare in qualche altra sezione, disturbi non attualmente presenti nel manuale; in fondo alla lunga lista spicca ancora tale e quale a sempre la categoria Paraphillias con tutti i disturbi che essa comprende.

Andrò ora ad elencare quei disturbi che all’interno del DSM-IV-TR sono definiti col termine parafilie. Come nascano le parafilie resta un vero mistero, certamente determinati fattori psicologici giocano un ruolo cruciale nella scelta della parafilia e il significato sottostante agli atti sessuali; sono stati utilizzati negli anni svariati modelli di matrice psicoanalitica e psicodinamica nel tentativo di gettare luce sugli “oscuri meandri della psiche perversa”  ma io qui mi limiterò a descrivere brevemente a cosa si riferiscono queste etichette:

  1.       Esibizionismo: è riferito a chi espone pubblicamente i propri genitali a donne o bambine sconosciute (nel caso sia uomo)
  2.       Voyerismo: comporta l’osservare e quindi la violazione del privato di uno sconosciuto (solitamente è un uomo osserva di nascosto una donna)
  3.       Sadismo: si riferisce a persone che hanno bisogno di fantasie o azioni sadiche per raggiungere una gratificazione sessuale
  4.       Masochismo: riguarda coloro che necessitano di umiliazioni o addirittura dolore per raggiungere il piacere sessuale
  5.       Feticismo: è riconducibile a chi per raggiungere l’eccitamento sessuale ha bisogno di usare un oggetto inanimato (spesso un oggetto intimo femminile nel caso sia un uomo)
  6.       Pedofilia: è tra le perversioni quella che più facilmente crea sentimenti di disgusto e disprezzo: il pedofilo per gratificare i suoi desideri sessuali produce danni anche irrimediabili nei bambini.

di Claudia Negretto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dr. Lorenzo MAGRI

Psicologo

Via Vittor Pisani 13 D – 20124 Milano

Iscrizione Ordine degli Psicologi della Lombardia n 10184

Partita IVA: 01628230995

Le ultime news