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Intelligenza sociale

Di Sonia Pasquinelli

Una situazione sociale in un ambiente di lavoro

Uno dei campi che maggiomente assorbe gli sforzi della moderna ricerca in psicologia sociale è quello dell’ Intelligenza sociale. Anche se l’idea di una intelligenza sociale è nata oltre un secolo fa, medici e psicologi ancora non sono ancora in grado di spiegare i meccanismi e le caratteristiche alla base delle differenze tra le persone nella facilità di tessere relazioni sociali.  Quando gli psicologi hanno iniziato a parlare e scrivere di “Intelligenza”, si sono concentrati soprattutto

delle funzioni cognitive che permettono la risoluzione dei problemi. Tuttavia, esistono numerose altre facoltà non cognitive legate all’intelligenza.

Nel 1922 Edward Lee Thorndike, psicologo americano, definì per la prima volta l’intelligenza sociale come la «capacità di comprendere gli altri, di saperli affrontare e di comportarsi in modo saggio nelle relazioni», ossia una delle doti necessarie per vivere in maniera soddisfacente nel mondo. Trattandosi di una definizione generale, restava insoddisfatta la necessità di indicare in cosa si riflettesse esattamente l’intelligenza sociale, e come misurarla. Meccanismi automatici interni al nostro cervello fanno sì che acquisiamo gradualmente consapevolezza di come non solo il nostro umore, ma anche le funzioni del corpo, siano guidati e influenzati dalla presenza e dal comportamento degli altri. Allo stesso modo siamo portati a valutare l’impatto del nostro comportamento  sulla fisiologia e sulle emozioni altrui, analizzando ogni piccolo segno. Un altro teorico che di recente ha affrontato l’argomento è Daniel Goleman, psicologo californiano, che con un suo libro nel 1995 ha diffuso a livello mondiale l’idea di «intelligenza emotiva». Nel 2006, con il suo ultimo best seller, ha reso di pubblico dominio anche un altro concetto, quello di «intelligenza sociale».  Mentre per intelligenza emotiva si intende la capacità di essere coscienti dei propri sentimenti ed emozioni e di comportarsi coerentemente con essi, l’intelligenza sociale entra in gioco quando si relazionano due o più persone. Dalla definizione viene eslusa la capacità di manipolare gli altri, inquanto si tratta si un’azione immorale che una persona compie a proprio vantaggio ma a scapito di un suo simile.  L’intelligenza sociale è la qualità propria di un individuo che gestisce in maniera funzionale non solo l’insieme delle sue relazioni, ma che si comporta in maniera intelligente anche all’interno di esse. Anche in un rapporto che coinvolge due persone si parla di intelligenza sociale ogni volta che si riesce a superare l’interesse egoistico individuale per accogliere con interesse le esigenze degli altri.

 

Definizioni ancora più ampie includono nel raggio d’azione dell’intelligenza sociale tutte quelle doti che migliorano i rapporti interpersonali, da manifestazioni più o meno complesse di empatia alla semplice considerazione per gli altri.  Anche Goleman, tuttavia, non è riuscito a dare una definizione più precisa di ciò che intende con le parole  “comportamento socialmente intelligente”, come numerosi altri psicologi prima di lui. Le due maggiori componenti di questo tipo di facoltà sono l’empatia e la comunicazione.L’empatia consiste nella capacità di riconoscere emozioni e sentimenti altrui, ponendoci nei loro panni e riuscendo a comprendere e accettare i differenti punti di vista, gli interessi e le difficoltà personali. Essere empatici significa arrivare a percepire il mondo interiore dell’altro esattamente come se fosse il nostro, mantenendo però la consapevolezza  della sua alterità rispetto a noi stessi.

 

La comunicazione è invece quella attitudine “sociale” che si concretizza nella capacità di parlare agli altri, facendo coincidere contenuto esplicito dei messaggi (quello trasmesso dalle parole) con i propri pensieri e sentimenti (involontariamente rivelate attraverso il linguaggio del corpo). Comunicare in maniera efficace significa inoltre saper ascoltare e fare domande mirate, mantenendo una reale attenzione alle risposte emotive di ciascuno dei nostri interlocutori.

Secondo Goleman, è possibile sviluppare l’intelligenza emotiva attraverso un adeguato allenamento volto a comprendere sentimenti ed emozioni nostri e altrui, per poi indirizzarli in senso costruttivo. Sembra infatti che mentre l’intelligenza legata al QI tenda a stabilizzarsi intorno ai 16 anni, l’intelligenza emotiva possa essere migliorata nel corso del’intera vita. Una nuova disciplina – le neuroscienze sociali – si occupa oggi di dimostrare come le relazioni interpersonali esercitino notevoli influenze sulla nostra mente e e alterino le percezioni del nostro corpo. È come se il cervello fosse per sua natura socievole, e le emozioni si trasmettono come un virus. Ecco allora l’importanza della nostra intelligenza sociale, per vivere a pieno le relazioni amorose, educare i nostri figli alla ricerca della felicità e costruire un attivo dialogo con l’altro.  Ed ecco anche le cause della solitudine dell’uomo contemporaneo, sempre più chiuso in una specie di autismo tecnologico, incapace di far leva sulla propria intelligenza sociale per far fronte alle richieste dell’ambiente per recuperare i rapporti personali e affettivi.

Video youtube: Daniel Goleman presenta il suo libro

 

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