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La sindrome dei Cloni

 Di Sonia Pasquinelli

“E’ entrato in casa mia che era già buio: che faccia tosta, come se fosse stato a casa sua! Dopo avermi salutata, ha sistemato i pacchi della spesa in cucina. Ha spiegato che avrebbe mangiato con me   e mi ha chiesto di preparargli la cena. Ho fatto come se niente fosse… Ho preparato la cena e ha cominciato a parlarmi mentre mangiavamo. Io facevo finta di ascoltarlo, ma dentro di me pensavo: aspetta pure, mio caro, continua la tua scenetta e vedrai!

Dopo cena, ho acceso il televisore, ma lui ha continuato a parlare, raccontandomi del suo lavoro, dei suoi figli, chiedendomi addirittura che cosa avessi fatto questa settimana. Alla fine è andato via, dicendo che sarebbe tornato presto. Roba da non credere!
Ho chiuso la porta alle sue spalle e l’ho bloccata con una sedia. E ho buttato nella spazzatura tutta la sua spesa. Ma un giorno ho dimenticato la sedia. Ed è ricominciata la solita storia. È semplice: non appena volto le spalle, entra in casa e ricomincia.
Onestamente, come poteva immaginarsi che non avrei capito? Quando ha posato la spesa in cucina, ha visto che quella della settimana precedente era nella spazzatura e mi è sembrato contrariato. Ha cominciato a rimproverarmi, e io ho risposto che l’avevo fatto per sbaglio. Ma non avrebbe dovuto parlarmi in quel modo! Quando se è andato portandosi via la spazzatura mi sono detta che era arrivato il momento di fare qualcosa.

Il caso descritto dal neurologo neuroscienziato Patrick Verstichel sull’ultimo numero della rivista “Mente & Cervello” è indicativo di un rarissimo disturbo di origine neurologica. La sindrome di Capgras, che prende il nome dallo psichiatra francese Jean Marie Joseph Capgras, si presenta associato alla lesione di particolari aree cerebrali.  Il paziente tende a considerare parenti (anche i parenti più stretti come genitori, fratelli o figli) e amici come degli impostori, pur riconoscendo come questi abbiano esattamente lo stesso aspetto degli individui originali. L’ipotesi corrente utilizzata per tentare di spiegare il meccanismo alla base del disturbo è che la lesione causi un’interruzione nei collegamenti tra vie visive centrali e centri emozionali del sistema limbico.I due sistemi principali a cui si riferisce parlando del sistema limbico sono amigdala e ippocampo. L’amigdala è connessa con neocortecce associative frontali e temporali, con l’area del setto e con l’ipotalamo, in una rete che ha come funzione principale quella di gestire le emozioni, ma che è anche implicata, insieme all’ippocampo, alla corteccia entorinale della circonvuoluzione paraippocampica e alla corteccia cingolata nel controllo della memnoria a lungo termine di tipo dichiarativo ( in parole semplici: il ricordo di un fatto). Poiché le aree che sono coinvolte normalmente in compiti di riconoscimento dei volti non risultano danneggiate, il paziente può riconoscere il parente, ma non prova alcuna emozione, e l’unica spiegazione che riesce a fornire a sé stesso per una situazione tanto anomala è che la persona che si trova davanti altri non sia che un impostore, una sorta di clone, spesso con intenzioni malevoli e ingannatorie. A sostegno di questa ipotesi, Vilayanur Ramachandran, neurologo indiano ampiamente riconosciuto per essere uno dei più grandi luminari contemporanei della neuroscienza e della psicofisica, nel suo libro “Che cosa sappiamo della mente”, ha messo in evidenza come nelle persone affette dalla sindrome sia deficitario il riflesso psicogalvanico (una diminuzione della resistenza cutanea dovuta a una lieve sudorazione, che nelle persone normali è la manifestazione della reazione emotiva alla vicinanza di una persona cara).Un’altra evidenza clinica è che ascoltando tramite telefono la voce del congiunto, il paziente la riconosce in quanto autentica: solo l’espetto visivo presenta dunque anomalie. La via neurale che connette la corteccia uditiva, stazione ultima del segnale acustico, e l’amigdala, è allora preservata, a differenza di quella visiva, da cui è anatomicamente ben distinta.

La sindrome è stata descritta per la prima volta nel 1923, quando Capgras la defini “l’illusion des sosies”, ossia l’illusione dei sosia.Un dato epidemiologico confermato è quello secondo cui la sindrome si manifesta più di frequente nelle donne che negli uomini. Talvolta la prima diagnosi la classifica come disturbo delirante, e spesso si tratta si uno dei sintomi di una patologia ben più complessa, dalla conclamata base ereditaria, la schizofrenia. Spesso il disturbo è inquadrato in una sindrome con manie persecutorie.I pazienti colpiti dalla sindrome di Capgras rispondono positivamente al trattamento con antipsicotici.  Capgras descrisse la natura del delirio come un profondo sentimento di estraneità, associato ad una tendenza paranoide alla sfiducia. Oggi, all’ipotesi prettamente biologica enunciata prima si affianca un’ipotesi psicoanalitica, secondo la quale il paziente riverserebbe sul clone tutti i sentimenti provati verso la persona con cui teme, o vorrebbe evitare, una relazione o confronto, perché prova paura, invidia, rabbia o altri sentimenti spiacevoli. Essendo il sosia un impostore, il paziente può respingerlo a ragione e senza rimorsi o timore.

Secondo gli studiosi di questa scuola di pensiero, nella patologia sono in gioco tre diverse individualità: il malato, l’alter ( la persona conosciuta e non riconosciuta dal paziente) e l’alius, il sosia su coi il malato sposta affetti indesiderati e socialmente inaccettabili, per risparmiarli all’alter. Una variante rarissima della sindrome è stata riportata da Alireza Nejad e Khatereh Toofani: una donna di 55 anni era convinta da diversi anni che tutti gli oggetti in suo possesso fossero stati sostituiti da altri oggetti totalmente identici. La particolarità della sindrome consisteva nel fatto che la paziente avesse facoltà come memoria, senso del tempo, dello spazio e cognizione sociale completamente preservate.

Ecco un video estremamente interessante sulla Sindrome di Capgras (in lingua Inglese)

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