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L’evoluzione dei disturbi d’ansia: un quadro delle diverse età maggiormente colpite:

 
L’evoluzione dei disturbi d’ansia: un quadro delle diverse età maggiormente colpite:
 
Se ci si immagina come sarà la vita nell’avvenire, si può facilmente abbozzare un quadro in cui le persone che avranno raggiunto i 60 anni saranno complessivamente circa 2 bilioni in tutto il mondo.Negli Stati Uniti e in Europa, uno su tre avrà raggiunto l’età anagrafica che segna il passaggio alla vecchiaia ( rispetto ad oggi che il calcolo è approssimativamente di una persona su cinque).

E’ abbastanza evidente che i disturbi dell’umore, tra cui ansia, depressione e disturbo bipolare, sono un problema per la salute: non solo comportano una sofferenza significativa per la persona e la sua famiglia, ma col passare degli anni possono compromettere la memoria, le funzioni cognitive e aumentare il rischio di mortalità. Data la loro importanza quindi, risulta evidente come sia cruciale comprendere meglio la portata e le caratteristiche di tali disturbi.
Complessivamente gli studi mostrano come il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) sia il più frequente, soprattutto negli adulti.
Va ricordato che diverse forme di ansia possono presentarsi in diverse fasi della vita. Le fobie (soprattutto la fobia sociale e la fobia specifica) possono essere predominanti in adolescenza e giovane età; attacchi di panico e disturbo post-traumatico (PTSD) possono invece riguardare per lo più l’età adulta; disturbi d’ansia generalizzata sono più frequenti nella vecchiaia.
I disturbi d’ansia con una forte componente del sistema nervoso autonomo (che possono sfociare in attacchi di panico o sintomi simili) sono più comuni in giovinezza, dato che i cambiamenti cerebrali con gli anni comportano modifiche nella struttura cerebrale e riducono la propensione a risposte che implicano l’attivazione di tale sistema nervoso. Questi dati si basano soprattutto su studi epidemiologici[1], che rendono difficile leggere in maniera retrospettiva l’età dell’esordio psicopatologico, il che comporta un limite per la letteratura scientifica. Inoltre va specificato che, se è vero da un lato che l’ansia generalizzata tende a caratterizzate le persone anziane, è anche vero dall’altro che una componente della vecchiaia è la percezione di fragilità dell’anziano, che va ad acuirsi in taluni casi diventando un vero e proprio sintomo di ansia.
L’ansia si può quindi sviluppare anche in tarda età e non necessariamente nell’infanzia: alcuni studi hanno messo in evidenza l’esordio di un disturbo d’ansia in tarda età nell’11% delle donne e nel 2% degli uomini[2]. Più della metà delle persone che soffrono di GAD riferiscono un esordio in tarda età[3]. Una review di studi epidemiologici in Europa ha mostrato che l’incidenza dell’agorofobia può aumentare nell’arco del ciclo di vita nelle donne[4]. Per quanto riguarda il disturbo post traumatico invece, se gli adulti tendono a sviluppare un PTSD a seguito di un trauma in maniera meno frequente che i giovani, non è insolito che tale disturbo insorga comunque anche in tarda età.
Come anticipato, ci sono dei rischi neurobiologi evidenti legati ad una insorgenza tardiva dei disturbi d’ansia. E’ stato concettualizzato come l’ansia patologica sia dovuta a una disconnessione funzionale dell’amigdala e dell’area cerebrale frontale, che va ad influenzare il naturale processo di estinzione della paura e converte le normali paure in condizioni patologiche di tipo cronico. Questo può manifestarsi frequentemente negli anziani, in cui i processi di cambiamento neurodegenerativo possono comportare una riduzione della connettività funzionale[5].
Anche fattori di ordine psicologico e sociale hanno un ruolo nel determinare disturbi d’ansia in tarda età: alcuni fattori di rischio in questo senso sono noti e sono, ad esempio, l’essere donna, lo sviluppare una degenerazione cognitiva, il non godere di buona salute fisica, l’avere una malattia cronica e alcuni tratti caratteriali quali il nevroticismo e scarse capacità di coping.
I cambiamenti psicosociali e neurobiologici in tarda età interagiscono tra loro e con la predisposizione individuale e genetica propria della persona e conducono all’esordio di disturbi d’ansia.
Diversi studi hanno chiarito come i disturbi d’ansia siano in assoluto i disturbi psicologici più persistenti.
Oltre che attraverso una corretta terapia farmacologica, impostata a seguito di una visita medica accurata, è possibile intervenire su tali disturbi attraverso un percorso di psicoterapia. Tra le diverse forme di psicoterapia, quella cognitivo-comportamentale (CBT) è risultata essere spesso la forma d’elezione nel trattare i disturbi d’ansia. Studi di follow-up ripetuti nel tempo hanno infatti dimostrato come i benefici guadagnati attraverso una psicoterapia siano stati mantenuti nel tempo[6].

Dott. Gaia Del Torre

 
 
 
 
 
[1]Flint A, Bradwejn J, Vaccarino F, Gutkowska J, Palmour R, Koszycki D. Aging and panicogenic response to cholecystokinin tetrapeptide: an examination of the cholecystokinin system. Neuropsychopharmacology. 2002;27:663-671.[2] Samuelsson G, McCamish-Svensson C, Hagberg B, Sundstrom G, Dehlin O. Incidence and risk factors for depression and anxiety disorders: results from a 34-year longitudinal Swedish cohort study. Aging Mental Health. 2005;9:571-575.[3] Le Roux H, Gatz M, Wetherell JL. Age at onset of generalized anxiety disorder in older adults. Am J Geriatr Psychiatry. 2005;13:23-30.[4] Riedel-Heller SG, Busse A, Angermeyer MC. The state of mental health in old-age across the ‘old’ European Union– a systematic review. Acta Psychiatr Scandinav. 2006;113:388-401.[5] Andrews-Hanna JR, Snyder AZ, Vincent JL, et al. Disruption of largescale brain systems in advanced aging. Neuron. 2007;56:924-935.[6] Stanley MA, Beck JG, Novy DM, et al. Cognitive-behavioral treatment of late-life generalized anxiety disorder. J Consult Clin Psychol. 2003;71:309-319.
 

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