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Adolescenti Borderline e Psicoterapia

Psicoterapia: la direzione è indicata da un cartello stradale, infatti la combinazione tra disturbo e età non lascia dubbi su quale sia la migliore soluzione

Spesso nei contesti clinici si incontrano pazienti affetti da un disturbo di personalità borderline. Nonostante siano stati sviluppati diversi tipi di intervento psicoterapico per tale disturbo tra gli adulti (Biskin & Paris, 2012), il tema risulta ad oggi scarsamente sviluppato relativamente ai giovani, confermando quando sostenuto da un noto autore in materia, che ha affermato che il BPD è uno dei disturbi più difficili da trattare (Fleischhaker et al., 2011). Questo potrebbe essere in parte dovuto al fatto che il BPD non viene diagnosticato se non in tarda adolescenza e prima età adulta. Vediamo cosa si può fare…

Negli ultimi 20 anni c’è stata una vera e propria rivoluzione circa il trattamento del BPD. Quella che un tempo era considerata una malattia mentale incurabile, è oggi ritenuta invece trattabile e aumentano di giorno in giorno le evidenze cliniche a sostegno di nuovi tipi di intervento. Il trattamento d’elezione risulta ancora ad oggi la psicoterapia, così come indicato in diverse linee guida inerenti il trattamento di pazienti con BPD (American Psychiatric Association Practice, 2001; Kendall et al., 2009).

La terapia dialettico-comportamentale (DBT), il trattamento che ha prodotto i maggiori riscontri clinici fino ad oggi (Linehan, Armstrong, Suarez, Allmon, & Heard, 1991), è il più studiato. Si tratta della combinazione della terapia cognitiva con pratiche religiose derivanti dalle tradizioni dei Paesi dell’est  (Linehan, 1993a; 1993b). La DBT formula l’ipotesi di uno sviluppo biosociale del BPD là dove la disregolazione temperamentale interagisce con un ambiente d’infanzia invalidante e conduce a una serie di comportamenti mal adattivi, tra cui condotte suicidi arie e autolesionismo.

Essa include quattro componenti di base: una terapia individuale settimanale, gruppi settimanali con finalità educativa e gestione telefonica delle crisi dei pazienti. La terapia individuale è focalizzata su obiettivi specifici, includendo anche compiti da fare a casa ed in gruppo. Le sessioni di gruppo prevedono l’insegnamento di una serie di competenze al fine di aiutare i pazienti nella mentalizzazione, nella regolazione emotiva, nella tolleranza allo stress e nelle abilità di interazione con gli altri. Gli incontri di gruppo sono principalmente didattici, mentre i compiti a casa e il role play sono finalizzati all’acquisizione delle competenze specifiche sopra riportate. La possibilità di un consulto telefonico deve essere prevista a qualsiasi ora per i pazienti che sono in crisi e necessitano di un supporto ed una guida su quali competenze mettere in moto e come usarle nella vita di tutti i giorni.

La DBT è stata originariamente pensata per essere un trattamento della durata di un anno, anche se esistono versioni più brevi (Stanley,Brodsky, Nelson, & Dulit, 2007). Si tratta di un tipo di trattamento che è risultato utile nel ridurre la tendenza al suicidio e all’autolesionismo, nonché all’ospedalizzazione (Kliem, Kroger, & Kosfelder, 2010).

Il trattamento basato sulla mentalizzazione (MBT) è il secondo trattamento specifico per gli adulti che soffrono di BPD, studiato anche nei giovani. La capacità di mentalizzazione consiste nel saper comprendere gli stati mentali, inclusi i pensieri e le emozioni, sia di sé stessi che degli altri (Bateman & Fonagy, 2006).  Si basa sulle teorie psicodinamiche dell’attaccamento e postula che il BPD sia correlato ad un fallimento nella mentalizzazione da parte del caregiver durante l’infanzia, sommato ad una vulnerabilità biologica dell’infante. La MBT prevede una terapia di gruppo ed una individuale, entrambe focalizzate ad aiutare il paziente nel comprendere il proprio stato mentale e quello altrui, incluso quello del terapeuta. Il trattamento dura 18 mesi.

Ci sono alcune differenze fondamentali tra DBT negli adulti e negli adolescenti. Innanzitutto, il trattamento è stato ridotto da un anno a 16 settimane, sulla base della convinzione per cui sia sufficiente un trattamento più breve. In secondo luogo, sono stati pensati dei gruppi a cui possano partecipare anche i membri della famiglia, nonché sono stati pensati dei compiti specifici per stimolare alcune competenze relative all’età, chiamati “Walking the Middle Path” (Klein & Miller, 2011).

Un risultato incoraggiante evidenziato nella letteratura più recente sul BPD è che tutti i trattamenti risultano associati a miglioramenti nel tempo e questo parrebbe riflettere il decorso naturale del BPD negli adolescenti (Biskin, Paris, Renaud, Raz, & Zelkowitz, 2011; Chanen et al., 2004, Biskin and Paris, 2012; Weinberg Ronningstam, GoldBlatt). In effetti, fornire una terapia strutturata con un coerente quadro concettuale consiste in uno dei fattori più importanti nel trattare il BDP (Biskin & Paris, 2012; Weinberg, Ronningstam, Goldblatt, Schechter, & Maltsberger, 2011).

Riuscire a trattare il BPD nel periodo critico dell’adolescenza potrebbe migliorare in maniera significativa il funzionamento di questi pazienti, per questo è di cruciale importanza mettere a punto forme di trattamento efficaci.

Dott.ssa Gaia DelTorre

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