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Terapia Strategica Milano

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Centro Terapia Strategica – Il primo postulato della Pragmatica della comunicazione di Watzlawick (1967) sostiene che “non si può non comunicare”.

Il concetto tradizionale di psicoterapia si basa sul presupposto che per cambiare l’atteggiamento problematico di una persona si deve prima cambiare il suo modo di pensare; quindi le varie forme di terapia mirano a realizzare il cambiamento della consapevolezza dei loro pazienti in maniera coerente con i rispettivi assunti teorici. Secondo la prospettiva strategica il cambiamento va prima di tutto agito, “fare le cose con le parole” (Austin, 1987); quindi ingiunzioni, suggestione, artifici e stratagemmi comunicativi, retorica della persuasione, sono mezzi che aggirano i sistemi rappresentazionali della persona facendo sì che essa costruisca senza averne consapevolezza immediata percezioni, azioni e cognizioni alternative. Quindi cambiare per conoscere è il costrutto operativo del modello strategico: è cambiando le sensazioni e le visioni della persona che la si conduce a scoprire nuove e risolutive modalità di percezione e gestione di problemi e difficoltà.

Il lavoro del terapeuta strategico si focalizza non sul perché esiste un problema (inteso come il prodotto dell’interazione disfunzionale tra soggetto e realtà) ma su come esso funziona e sul come fare per risolverlo; il terapeuta guida il paziente, che ricopre un ruolo attivo, a scoprire il modo di risolvere i suoi problemi (induzione di cambiamento) facendo in modo che li percepisca da prospettive diverse rispetto a quelle patogene. Il modello strategico introduce il concetto di tentata soluzione facendo riferimento a reazioni e comportamenti messi in atto dalle persone per affrontare le difficoltà nel rapporto con se stessi, gli altri e il mondo; esse sono reazioni che complicano piuttosto che risolvere, comportamenti disfunzionali che il soggetto crede siano la via migliore per risolvere una determinata situazione.

La prima seduta non è più solamente diagnostica e preliminare ma è essa stessa stratagemma terapeutico: l’indagine si trasforma in intervento. Le domande sono veicolo per indurre il paziente a sentire differentemente le cose e dunque a cambiare le sue reazioni, scoprendo le sue risorse che erano bloccate dalle percezioni precedenti, rigide e patogene. Sono domande chiuse (cruciali) che danno una sorta di illusione di alternative: ad esempio alla questione “quando lei ha l’attacco di panico sente la paura di morire o la paura di perdere il controllo?” le persone risponderanno con una delle due risposte pianificate; ogni domanda strategica riduce significativamente il campo nel quale io sto indagando aprendo nuovi scenari di cambiamento. Il dialogo strategico non è un intervista rigidamente strutturata, può essere continuamente corretto poiché ogni due o tre domande attraverso la parafrasi la persona ci mostra se andiamo bene o no (processo di scoperta auto correttivo).

La terapia diventa un processo di scoperta all’interno del quale paziente e terapeuta, attraverso una serie di domande, una serie di risposte e una serie di parafrasi strategiche, insieme arrivano a conoscere il problema nel suo funzionamento (una sorta di mappa) e a cambiarne la percezione poiché emerge in modo evidente che le soluzioni da lui adottate sin ora sono disfunzionali. Per costruire una relazione positiva (alleanza terapeutica) il terapeuta può utilizzare formule tipo “mi corregga se sbaglio” che fanno sentire al paziente che è lui a guidare il processo del dialogo di scoperta, oltre a farlo sentire capito ed emotivamente rinvigorito e riconosciuto.

Con le domande e le parafrasi (che ancorano la percezione del paziente alla nuova prospettiva) il terapeuta fa sentire e non capire: far sentire differentemente è diverso dal far capire differentemente! Cambiare la percezione delle cose è diverso da cambiarne la comprensione: implica un cambiamento nella reazione emotiva, comportamentale e successivamente nella comprensione. Ciò che avvia ogni processo è il nostro sentire, il nostro percepire: ho sentito, poi ho capito. Per fare ciò il terapeuta usa aforismi, una potente forma di comunicazione letteraria molto evocativa nell’immediato; tramite essi non si spiega al paziente che le sue tentate soluzioni fanno peggiorare il problema oltre a mantenerlo, glielo si fa sentire attraverso un esperienza emozionale correttiva che azzera la così detta resistenza al cambiamento: “se una persona si persuade da sola, si persuade prima e meglio” (Pascal).

Al fine della terapia il terapeuta fa tenere al paziente una diario di bordo, da compilare ogni qual volta quest’ultimo si sente male, che rientra in quella che è definita la tecnica dello spostamento del sintomo: scrivendo tutta l’attenzione della persona è dirottata dall’ascolto di se stessa all’esecuzione del compito, così ciò che potrebbe apparire un concentrarsi di più sul sintomo serve in realtà a farlo defluire.

Riassumento il dialogo strategico può essere così strutturato:

  1. Domande ad illusione di alternative à derivano dall’arte euristica di Protagora, sono domande strategiche che generano nuove prospettive.
  2. Parafrasi ristrutturanti à dopo due o tre domande si utilizzano le risposte date dal paziente per formulare una definizione del problema che ne verifichi la corretta comprensione.
  3. Evocazione di sensazioni à tramite l’uso di alcune figure retoriche coerenti con lo stile della persona che abbiamo di fronte (aforismi, metafore, citazioni, aneddoti…) si evoca la sensazione che innesca l’effetto emotivo idoneo allo scopo persuasorio.
  4. Riassumere per ridefinire à è una sorta di iper-parafrasi che ri-denota l’intero processo del dialogo strategico compiuto costruendovi attorno l’idonea cornice, per consolidare e incrementare tutti gli effetti precedentemente indotti e facendoli confluire verso il cambiamento.
  5. Prescrizioni à compiti che si basano su quanto si è scoperto, accordato e definito nel dialogo, da realizzare tra una seduta e l’altra.

 

di Claudia Negretto

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