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Sostanze stupefacenti: uso, abuso e dipendenza

circuiti coinvolti nell'uso di sostanze
circuiti coinvolti nell’uso di sostanze

Il problema della dipendenza da sostanze è oggi estremamente diffuso in ogni strato sociale e culturale del nostro paese.  Proprio per questo, risulta essere un tema ampiamente discusso e fonte di continue ricerche ed approfondimenti, anche nel contesto della ricerca psicologica.

Ad oggi, nel principale manuale diagnostico dei problemi mentali (DSM-V), è stata eliminata la distinzione tra abuso e dipendenza da sostanze, preferendo fondere le due categorie in un unico contenitore definito disturbo da uso di sostanze, misurato su un continuum da grave a lieve. Sebbene ciò comporti l’eliminazione di “etichette” che consentivano una più rapida identificazione del tipo di disturbo in atto, questa nuova prospettiva ci aiuta a considerare un aspetto cruciale del problema. Gli effetti provocati dall’uso di sostanze, infatti, indipendentemente dall’instaurarsi di una  condizione di abuso o dipendenza, può comunque generare delle modificazioni neuronali e cerebrali dannose.

Anche a livello neurobiologico, il tema degli effetti prodotti dall’uso di sostanze è stato affrontato, perfezionando gli strumenti di acquisizione di immagini del cervello in grado di evidenziare cambiamenti nel grado di funzionalità delle varie aree (PET tomografia ad emissione di positroni, fMRI, risonanza magnetica  funzionale). Le ricerche condotte con tali strumenti hanno evidenziato evidenti alterazioni sia nella condizione di astinenza, sia rispetto ai danni prodotti a livello cerebrale e neuronale dall’utilizzo di sostanze, mettendo in luce dei risultati allarmanti.

E’ risaputo ad esempio che la cocaina agisce a livello nervoso impedendo il riassorbimento (re-uptake) di dopamina e serotonina a livello dei neuroni che l’hanno rilasciata, determinandone una maggior disponibilità come segnalatori presso i neuroni post-sinaptici.. Questo significa che viene alterata la normale funzionalità del sistema cerebrale di neuroni che utilizzano la dopamina come importante neurotrasmettitore, ostacolando il suo ruolo di regolatore del comportamento, delle emozioni, della motivazione, dell’attenzione, della memoria e della soddisfazione. A titolo di esempio eccesso di dopamina (rilevato nel sangue) è risultato associato perfino alla schizofrenia.

Relativamente alla serotonina, risulterebbe alterato il suo importante ruolo di regolazione del sonno, dell’umore, del desiderio sessuale e del senso di fame. Bassi livelli di serotonina sono spesso associati a depressione, ansia, impulsività e tendenze suicidi arie.

Anche un’assunzione incongrua di alcolici può provocare seri danni cerebrali: l’assunzione di alcolici in forte quantità e per un lungo periodo di tempo può provocare una riduzione di volume della materia bianca, responsabile della connessione tra le cellule nervose (materia grigia), provocando deficit ad esempio nei lobi frontali, che sono responsabili delle funzioni associate alla memoria e alla capacità di apprendimento, così come nel cervelletto, deputato al controllo della coordinazione motoria e del movimento.

E’ interessante sottolineare che le diverse sostanze stupefacenti, pur legandosi a differenti recettori neuronali, comportano sempre l’esito finale di incrementare il rilascio di dopamina nel nucleo accumbens ed agiscono tutte sul sistema cerebrale che genera una sensazione gratificante di ricompensa. In questo senso, quando si viene stimolati da impulsi fisiologici che danno piacere, siano essi naturali (cibo, sesso) o articiali (droghe), essi vengono memorizzati ed appresi in quanto in grado di elicitare piacere e spingono la persona a ripetere l’azione di assunzione della sostanza. Di fronte ad uno stimolo associato precedentemente alla sensazione di piacere, alcune aree cerebrali specifiche si attivano in misura maggiore (strutture limbiche). Il sistema della ricompensa spinge quindi a ripetere il consumo e ad originare quelle modificazioni che portano ad una maggiore tolleranza della sostanza e alla dipendenza sia psicologica che fisiologica. Il desiderio di tornare ad assumere quella sostanza può per questi motivi perdurare o ricomparire per mesi, anni, o persistere per sempre.

Concludendo, il tema dell’uso di sostanze è più che mai attuale, complesso e con gravi ripercussioni a livello sia sociale che individuale. In questo senso, intervenire per uscire da una dipendenza è un grande passo, che deve essere considerato un modo per riprendere in mano la propria vita ed appropriarsi di uno sguardo diretto al futuro, oltre che al proprio presente. Le sostanze, infatti, producono effetti dannosi per il nostro cervello fin dalle prime assunzioni e ne compromettono sempre più le capacità di funzionamento.

Gaia Del Torre

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