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sindrome da abbandono

abbandonoLa sindrome dell’abbandono: che cosa significa essere sensibili al rifiuto percepito

La sensibilità al rifiuto consiste nella tendenza ad essere eccessivamente destabilizzati dalla percezione di qualsiasi forma di rifiuto sociale, sia in contesti di relazioni di coppia ce gruppale. Nell’articolo sono esposte le caratteristiche di questa propensione di alcune persone ed eventuali modalità per riorganizzare il proprio pensiero in modo più funzionale.

Il costrutto di “rejection sensitivity” o sensibilità al rifiuto indica una condizione psicologica caratterizzata da un’ipersensibilità al rifiuto. Essa, nei casi più gravi, potrebbe manifestarsi associata a un disturbo di personalità, quale ad esempio il disturbo borderline, risultando anche nelle situazioni meno compromesse comunque debilitante per chi ne soffre.

Coloro che hanno un grado elevato di rejection sensitivity spesso percepiscono un rifiuto in situazioni che gli altri non leggerebbero allo stesso modo. Ad esempio, sono soliti pensare “Non mi ha risposto al messaggio perché io non valgo nulla per lui/lei”. Queste riflessioni creano ansia e stress.

Le persone con un una marcata sensibilità al rifiuto sviluppano la naturale tendenza ad evitare o a patire quelle situazioni che potrebbero sfociare in un rifiuto sociale, ad esempio sentendosi molto tese nel chiedere ad un ragazzo/a di uscire con loro o all’idea di dover conoscere gente nuova. L’anticipazione dell’evento stressante può portare ad una profezia che si auto avvera, dove la persona agisce in maniera strana creando così lei stessa la situazione in cui sarà rifiutata, confermando così le sue paure.

Nel caso in cui vengano realmente rifiutate, le persone con rejection sensitivity tendono a reagire in maniera esagerata, a volte anche violenta, non soltanto in contesti di relazioni affettive, ma anche di relazioni amicali, di collaborazioni lavorative e nelle altre forme di interazione sociale.

Scott Feldman e Geraldine Downey (1994) hanno condotto degli studi al fine di verificare una possibile connessione tra il costrutto di rejection sensitivity e l’esperienza infantile di rifiuto da parte dei genitori. Uno dei compiti dell’infanzia è infatti quello di imparare a relazionarsi al mondo circostante. Le prime esperienze relazionali riguardano una cerchia ristretta di persone, tra cui i propri familiari ed insegnanti. Se tali esperienze ci insegnano che chi ci è più vicino tende a rifiutarci e ferirci, impariamo a leggere le future relazioni sulla base di quanto imparato da bambini.

In un loro progetto di ricerca, Downey e Feldman (1996) hanno studiato in che modo il livello di sensibilità al rifiuto sociale possa influenzare una relazione affettiva tra due partners. Innanzitutto, hanno condotto uno studio per verificare la relazione tra la rejection sensitivity e la tendenza a leggere nel comportamento dell’altro insensibilità ed indifferenza come espressione del suo desiderio di ferire il partner. Hanno testato studenti universitari per verificare il loro grado di sensibilità al rifiuto, prima di essere coinvolti in relazioni intime con un proprio compagno. Dopo che i soggetti sperimentali avevano dato inizio ad una nuova relazione, veniva chiesto loro se, vedendo il proprio fidanzato/a distante e freddo, avrebbero pensato che tale comportamento fosse attuato consapevolmente con il fine di farli soffrire. Questo studio ha messo in evidenza come livelli elevati di rejection sensitivity fossero fattori predittivi rispetto ad eventuali distorsioni nell’ interpretare il comportamento del partner come freddo e distaccato.

In un’altra ricerca, Downey e Feldman (1996) hanno reclutato coppie non sposate, somministrando loro un questionario al fine di comprendere in che modo l’eventuale tendenza a leggere negativamente il comportamento del partner potesse influenzare il rapporto. I risultati dello studio hanno dimostrato una corrispondenza significativa tra la sensibilità al rifiuto e la percezione di sicurezza e di soddisfazione nel rapporto.

Rispetto alla percezione di sicurezza nella coppia, hanno esaminato la relazione tra il grado di rejection sensitivity dei soggetti e la loro percezione dell’impegno che il partner investiva nel rapporto, scoprendo come coloro che hanno livelli elevati di rejection sensitivity tendano a credere con maggior fermezza che il compagno li avrebbe presto abbandonati. Questa credenza si manifestava a prescindere dal livello di impegno e dedizione del partner, per cui anche nei casi in cui questi era interamente dedicato alla relazione, chi aveva livelli alti di sensibilità al rifiuto leggeva il suo comportamento come evitante e distanziante.

Relativamente alla soddisfazione nel rapporto, Downey e Feldman hanno trovato che le persone sensibili al rifiuto tendevano ad esagerare immaginando che il partner provasse un elevato livello di insoddisfazione nella coppia.

In ultima analisi, Downey e Feldman hanno analizzato quali comportamenti attuati da soggetti con elevati livelli di rejection sensitivity potessero mettere a rischio la relazione sentimentale. Tra questi, le principali modalità comportamentali di tali soggetti attuate nel rapporto erano quelle finalizzate a proteggere la relazione. Downey e Feldman evidenziano in merito a tali comportamenti, alcune differenze di genere. In particolare è stato provato che gli uomini tendono ad essere gelosi in maniera irrazionale e controllanti rispetto al proprio partner. In altre parole, gli uomini tenderebbero a credere che la loro ragazza voglia abbandonarli anche in assenza di dati di realtà che giustifichino tale timore. ricercatori hanno letto tale caratteristica maschile come legata alla propensione naturale dell’uomo ad attivarsi in prima persona nella soluzione dei problemi.

Le donne sensibili al rifiuto invece parrebbero diventare più frequentemente ostili e mostrarsi poco supportive a livello emotivo nei confronti del loro partner, criticando spesso il compagno a livello verbale, dimostrando così l’atteggiamento tipicamente femminile di rimuginare su quanto successo  e prendersela qualora vengano percepite delle offese sul piano personale.

La sensibilità al rifiuto sociale tende ad aumentare con il tempo, a causa del processo noto come profezia che si auto avvera. Con il fallimento delle sue relazioni sentimentali, la persona diventa via via sempre più convinta che i suoi pensieri, irrazionali, di instabilità del rapporto e sfiducia verso il partner, abbiano un fondamento di realtà.

Il primo passo per modificare la tendenza ad essere sensibili al rifiuto è riconoscere tale modalità di interpretazione del proprio mondo relazionale. Utile in questo senso potrebbe essere un percorso di supporto psicologico, volto a sviluppare nella persona la capacità di lettura delle proprie emozioni e dei propri pensieri.

di Gaia del Torre

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