Lo psicodramma: Cos’è?

psicodrammaLO PSICODRAMMA

La psicoterapia non individuale può essere suddivisa in:

 

  1. Psicoterapia DI gruppo, rivolta a tutti i suoi membri,
  2. Psicoterapia IN gruppo, rivolta ad un individuo circondato da un gruppo silente,
  3. Psicoterapia ATTRAVERSO il gruppo, rivolta ad un individuo circondato da un gruppo che viene usato come strumento di cambiamento.

    Secondo alcuni approcci (ad esempio l’approccio interazionista) la psicoterapia “in gruppo” non esiste ma è solo una possibile manovra della psicoterapia “attraverso il gruppo”: posso fare un intervento diretto ad una sola persona mettendo da parte per un attimo il gruppo ma esso esisterà sempre e comunque.

Lo psicodramma è una psicoterapia IN gruppo che consiste nel rivivere in scena delle situazioni significative per il soggetto, passate presenti o future, nella speranza che con gli altri partecipanti si verifichi un esperienza emozionale correttiva che possa portare al cambiamento. Il padre delle tecniche d’azione in gruppo e dello psicodramma è Moreno; antifreudiano, definito psicanalista da alcuni e interazionista da altri, amante del teatro di Stanislawsky e del  MAF (metodo delle azioni fisiche): com’è possibile esprimere un emozione vera sul palcoscenico? Con il MAF, azioni che producono emozioni. Moreno studiando questa tecnica giunse alla conclusione che con le azioni si producono emozioni e con le emozioni si produce il cambiamento, l’ esperienza emozionale correttiva altro non è che un esperienza carica emotivamente che può produrre un cambiamento; il terapeuta, utilizzando un modello ruolo regola (Goffman), da delle consegne al gruppo che possano generare dei vissuti emotivi che porteranno ad un risultato. Lo scopo dell’utilizzo delle emozioni (produrre e fabbricare emozioni è come “costruire trappole per catturare topi bianchi” B. Breckt) è quello di costruire una nuova realtà che sia più salda di quella che la persona utilizza attualmente:

…noi non soffriamo per le cose del mondo ma per l’idea che abbiamo delle cose del mondo… Epiteto

 

Il metodo classico

Ruolo-Regola- Azioni -Emozioni -Cambiamento

Il setting del metodo classico moreniano (il cosiddetto teatro psicodrammatico) è costituito da un palcoscenico circolare, nel quale non si incontra mai alcun ostacolo, da una gradinata, sulla quale siede il gruppo per guardare, da una balconata, dove si pone il conduttore per osservare da una posizione esterna ciò che avverrà, da una giusta illuminazione che crei un vissuto emotivo, e dall’assenza totale di finestre per non avere distrazioni esterne. Ma il setting non è essenziale poiché il gruppo si può tenere sostanzialmente ovunque avendo una certa attenzione nella scelta del luogo (ad esempio una spiaggia sarebbe poco indicata) ed essendo consapevoli dell’importanza della luce. All’interno del cerchio possono essere presenti ed utilizzati vari oggetti scenici come cuscini, coperte e sedie; in particolare le sedie possono essere usate in due modi diversi: la sedia vuota serve a far parlare la persona a cui viene posta davanti con qualcuno col quale le farebbe piacere (come se fosse seduto lì), la sedia alta serve per farci sedere una persona che ha vissuti di inferiorità o “problemi di autostima”.

L’uso della ritualità è cruciale poiché rende il gruppo un luogo separato da tutto il resto: lo spazio terapeutico come spazio differenziato; la rottura con la realtà ordinaria produce essa stessa un cambiamento, adottando ruoli azioni ed emozioni diverse (modello ruolo/regola). Un metodo di estraniamento per entrare in un luogo “sacro” e separato può essere ad esempio quello di togliersi le scarpe.

Molto importante è l’uso del qui e ora per ridurre la resistenza al cambiamento; tenere l’attenzione del gruppo nell’ hic et nunc serve ad agire al meglio i ruoli che gli attribuisco, nel là ed allora invece agisco vissuti e non tengo presente le osservazioni che gli altri mi fanno.

Il direttore/conduttore cerca di non farsi coinvolgere, è distaccato poiché deve mantenere un ruolo ed un potere nella relazione terapeutica: il paziente ha bisogno di credere che lui potrà aiutarlo in ogni situazione quindi la separatezza è necessaria. E’ necessario costruire una relazione top-down nella quale si mette l’altro sempre in una condizione rassicurante.

Nell’introduzione al gruppo si danno le regole e si pongono delle semplici domande (“chi fuma?”) alle quali è necessario rispondere per alzata di mano (attivazione delle persone). Si procede spiegando ciò che potrebbe accadere e magari concludere con una sorta di battuta (“chi vuole fare del sesso può andare nella stanza accanto”) che permetta di spostare i limiti delle possibilità all’interno del gruppo. Lo scopo generale dello psicodramma è quello di agire nel qui e ora dei ruoli che all’esterno creano dei problemi per rivivere la situazione problematica, grazie all’aiuto del conduttore e dei partecipanti, in un modo nuovo e insolito che può portare il protagonista ad una risoluzione.

Lo psicodramma moreniano può essere suddiviso in alcune fasi:

  1. Tempo del gruppo iniziale: selezione del protagonista (che può rifiutarsi)
  2. Tempo del singolo: vivere una situazione in più varianti con l’uso della sedia alta, l’inversione di ruolo, l’uso del doppio, l’uso del soliloquio…
  3. Tempo della partecipazione/condivisione: scambio di feedback tra partecipanti e restituzione finale.

Ciò che va tenuto ben presente è che lo psicodramma non è una scenetta, non bisogna chiedere di recitare ma di agire un azione essendo sempre se stessi!

di Claudia Negretto

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