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Intelligenza: definizione e misura

Che cos’è l’ intelligenza?

L’intelligenza umana, non si caratterizza come un fattore coerente e delineato, piuttosto essa si manifesta ed esprime attraverso un insieme numeroso di abilità, comportamenti, pensieri ed emozioni. La storia ha contato molti tentativi di definire il concetto di intelligenza in modo univoco, standard; tuttavia essi non hanno avuto successo. Il motivo del loro insuccesso risiede principalmente nel fatto che l’intelligenza non è qualcosa che si possiede o non si possiede, bensì un mosaico di elementi che trovano espressione in tutti i nostri comportamenti e pensieri.

intelligenza-definizione

In psicologia, il termine intelligenza è riferito alla capacità di acquisire conoscenze da utilizzare in situazioni nuove, adeguando (o modificando, quando necessario) le strategie individuali alle caratteristiche dei problemi, agli obiettivi perseguiti e ai risultati ottenuti.

L’intelligenza può essere definita come la capacità di apprendimento e di comprensione, che si differenzia da ciò che viene comunemente chiamato intelletto in quanto comprende anche la capacità di affrontare situazioni concrete in modo efficace e di rielaborare le esperienze e gli stimoli esterni.

L’intelligenza viene quindi descritta non come una particolare abilità, ma come una capacità generale dell’individuo di cogliere ed affrontare il mondo; una capacità globale che consente all’individuo di comprendere la realtà e di interagire con essa. L’intelligenza è, quindi, un’entità globale e multisfaccettata non singolarmente definibile. Infatti, una delle prime problematiche incontrate nello studio del concetto è stata proprio quella di formulare una definizione consensuale dell’oggetto di studio.


Nel concetto di “intelligenza” è possibile includere tre tipi generali di capacità: la capacità dirisolvere problemi ,  cioè di ragionare logicamente, di intuire  collegamenti tra idee diverse, di capire i vari  aspetti di un problema e di avere un  atteggiamento mentale flessibile; la capacità verbale , che implica abilità come quella di  parlare in modo chiaro e ordinato e di  possedere un ampio vocabolario; l’intelligenza pratica , che è costituita da abilità  come quella di comprendere l’essenziale  delle situazioni, sapere come raggiungere  degli scopi e come far fronte a compiti nuovi.

I MODELLI PRINCIPALI

Gli studi condotti da Binet (1895; 1905) sul comportamento intelligente degli individui e su ciò che sembra differenziare la persona intelligente da quella subnormale, l’hanno portato a sottolineare il carattere attivo dell’intelligenza e soprattutto fu colpito da tre caratteristiche dei processi mentali:

  • la tendenza a mantenere la direzione presa senza lasciarsi distrarre o fuorviare.
  • la capacità di adattare i mezzi agli scopi.
  • la capacità di autocritica e l’insoddisfazione per le soluzioni parziali che non chiariscono realmente il problema.

In sintesi si può affermare che per Binet l’intelligenza può essere riassunta in quattro parole:

comprensione

invenzione

direzione

critica


Gli studi di Spearman (1904) sostengono la teoria del minimo dei fattori, secondo la quale l’intelligenza consiste in 2 tipi di fattori:

– fattore generale “g”:  maggiore è g, più intelligente è il soggetto

– fattore specifico “s”: dei domini di conoscenza come il verbale,  il quantitativo, lo spaziale.

Di fatto però a volte si è più abili in alcune cose che non in altre perciò bisogno dare qualche peso anche ai fattori specifici oltre che all’intelligenza in generale.

All’estremo ci sono quelli che sostengono che non vi è nulla di simile al fattore “g”; per cui è possibile essere abilissimi o del tutto inetti in qualunque numero di compiti diversi.


Questo modello fu messo in discussione verso la fine degli anni ’30 da Thurstone, il quale non trovò un fattore generale ma tanti fattori che corrispondevano a sei abilità indipendenti che chiamò abilità primarie: comprensione verbale, memoria, fluidità verbale, ragionamento, capacità numeriche, velocità percettiva, visualizzazione spaziale.


L’ espistemologia genetica di Piaget (1950) ha permesso un notevole sviluppo dello studio dell’intelligenza, che, per l’autore, è vista come un processo di adattamento all’ambiente fisico e sociale, si organizza sulla base di strutture cognitive e nuove funzioni in relazione all’esperienza e al ragionamento; è spinta inoltre da motivazioni primarie e dal bisogno di conoscere.

Secondo Piaget, alla base dell’attività intellettiva vi è la tendenza comune a tutti gli esseri viventi all’organizzazione e all’adattamento della realtà circostante. Quest’adattamento si attua mediante due processi complementari, l’assimilazione e l’accomodamento, e continua tutta la vita contribuendo alla crescita cognitiva.

Assimilazione: la nuova informazione viene incorporata in uno schema attuale secondo l’organizzazione esistente, permettendo al soggetto di conoscerla e attribuirle un significato.

Accomodamento: lo schema viene modificato per renderlo più idoneo ed adattarlo alle condizioni esterne.


L’evoluzione è articolata in quattro fasi o stadi:


intelligenza senso-motoria (dalla nascita fino a 18/20 mesi);

intelligenza pre-operatoria o pensiero intuitivo (fino a circa 7 anni);

intelligenza operativa concreta (fino all’adolescenza);

intelligenza operativa formale o astratta.


Nel primo stadio si passa da adattamenti non intenzionali ad adattamenti senso-motori intenzionali, dopo il secondo mese, con le reazioni circolari secondarie. Dopo l’anno le reazioni circolari diventano terziarie e implicano le nozioni pratiche di oggetto e di spazio.

Nel secondo stadio, dopo i diciotto mesi, gli adattamenti, diventati intenzionali, sviluppano le funzioni rappresentative. Questa è la fase dello sviluppo dominata dall’egocentrismo, dall’animismo, dall’artificialismo e dal pensiero intuitivo. Qui la teoria piagetiana, da psicologica sperimentale, diviene teoria educativa individuando le attività formative (attività imitativa, gioco, linguaggio verbale) che permettono l’apprendimento. Dopo i quattro anni il pensiero si fa concreto e dominato dal globalismo.

Il terzo stadio è quello del pensiero reversibile, in cui, abbandonati globalismo ed egocentrismo, si sviluppano meccanismi logici basati sulle procedure di seriazione, calcolo, conservazione, misurazione, durata, spostamento e classificazione.

Si giunge infine al quarto stadio, quello del pensiero formale in grado di formulare ipotesi e usare simboli.


Un modello multidimensionale dell’intelligenza è quello di Cattel (anni ’70) che distinse due tipi di intelligenza: l’intelligenza fluida e l’intelligenza cristallizzata.

L’intelligenza fluida consiste nella capacità di percepire le relazioni, indipendentemente da un esercizio o un apprendimento avvenuti in precedenza.

L’intelligenza cristallizzata, invece, è la capacità mentale derivante dalle passate esperienze.


R.J. Sternberg (1987) ha proposto invece una teoria tripartita, incentrata su: capacità analitiche, creative, sintetiche e pratiche, includendo anche le variabili di motivazione e personalità. Questo modello ipotizza che alla base dei meccanismi mentali si trovano tre processi basilari che consentono di svolgere atti “intelligenti”:

metacomponenti = processi esecutivi che pianificano e controllano l’elaborazione dell’informazione

componenti di performance = eseguono le strategie pianificate attraverso un’operazione di codifica e di inferenza

componenti di conoscenza = regolano l’acquisizione di conoscenze, apprendono, memorizzano e coordinano l’azione.


Infine, una teoria senz’altro molto suggestiva dell’intelligenza è quella offerta da Gardner (1994).

Lo psicologo statunitense Howard Gardner distingue ben 9 tipi fondamentali di intelligenza:

Intelligenza Linguistica: è l’intelligenza legata alla capacità di utilizzare un vocabolario chiaro ed efficace. Un noto possessore di tale intelligenza era Thomas Eliot. Possono averla poeti, scrittori, linguisti, filologi, oratori.

Intelligenza Logico-Matematica: coinvolge sia l’emisfero cerebrale sinistro, che ricorda i simboli matematici, che quello di destra, nel quale vengono elaborati i concetti. È l’intelligenza di Albert Einstein. La possiedono solitamente scienziati, ingegneri, tecnologi.

Intelligenza Spaziale: concerne la capacità di percepire forme ed oggetti nello spazio. Un suo rappresentante potrebbe essere Leonardo Da Vinci. La possiedono scultori, pittori, architetti, ingegneri, chirurghi ed esploratori.

Intelligenza Corporeo-Cinestesica: chi la possiede ha una padronanza del corpo che gli permette di coordinare bene i movimenti. Vedi Martha Graham. Ce l’ hanno in misura peculiare ballerini, coreografi, sportivi, artigiani.

Intelligenza Musicale: è la capacità di riconoscere l’altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e contrappuntistiche. Esempio: Ludwig Van Beethoven. La possiedono prevalentemente i musicisti e i cantanti.

Intelligenza Interpersonale: riguarda la capacità di comprendere gli altri, le loro esigenze, le paure, i desideri nascosti, di creare situazioni sociali favorevoli e di promuovere modelli sociali e personali vantaggiosi. È presente in maggior misura in politici, leader, imprenditori di successo, psicologi. Un esempio di quest’intelligenza può essere Barack Obama.

Intelligenza Intrapersonale: riguarda la capacità di comprendere la propria individualità, di saperla inserire nel contesto sociale per ottenere risultati migliori nella vita personale, e anche di sapersi immedesimare in ruoli e sentimenti diversi dai propri. Non è prerogativa di qualcuno, benché la possiedano, in particolare, gli attori. Un esempio di questa intelligenza è Jim Carrey.

Intelligenza Naturalistica: consiste nel saper individuare determinati oggetti naturali, classificarli in un ordine preciso e cogliere le relazioni tra di essi. Un esempio di questa intelligenza è Charles Darwin. È l’ intelligenza tipica di biologi, astronomi, antropologi, medici ed altri.

Intelligenza Esistenziale: rappresenta la capacità di riflettere consapevolmente sui grandi temi dell’esistenza, come la natura dell’uomo, e di ricavare da sofisticati processi di astrazione delle categorie concettuali che possano essere valide universalmente. È tipica dei filosofi e degli psicologi, e in parte anche dei fisici. Un’eccellente intelligenza esistenziale ce l’aveva Immanuel Kant.

Sebbene queste capacità siano più o meno innate negli individui, non sono statiche e possono essere sviluppate mediante l’esercizio. Inoltre, esse possono anche “decadere” con il tempo. Lo stesso Gardner ha poi menzionato il fatto che classificare tutte le manifestazioni dell’intelligenza umana sarebbe un compito troppo complesso, dal momento che ogni macro-gruppo contiene vari sottotipi.

 

LA MISURAZIONE DELL’INTELLIGENZA


Il primo passo per elaborare una teoria e un test d’intelligenza consiste nel decidere chi è intelligente e chi non lo è.

Nella costruzione di un test di intelligenza si scartano le domande a cui sono in grado di rispondere entrambi i gruppi perché non discriminano. Si conservano invece quelle alle quali rispondono solo i soggetti brillanti, perché permettono di differenziare i due gruppi.

Binet scelse l’età cronologica per selezionare individui differenti per capacità e risultati intellettuali. All’autore si deve, infatti, il primato di aver espresso l’intelligenza attraverso un’unica misura sintetica e globale: il quoziente intellettivo [Q.I.] (calcolato tenendo conto dell’età sia mentale – EM – sia cronologica – EC).

 

Q.I. = EM/EC X 100

 

Con Terman, 1916, il Q.I. passa dall’essere calcolato come Q.I. rapporto (vedi formula sopra) all’essere calcolato come Q.I. deviazione (punteggi standard con media = 100 e deviazione standard = 16), con apposite tabelle di conversione, dal punteggio grezzo al punteggio standardizzato, in base all’età dei soggetti. Tale test prese il nome “Stanford-Binet”.


TEST DI INTELLIGENZA FAMOSI

  1. Le scale Wechsler:  WAIS-R[1] / WISC-R / WIPPSI
  2. Matrici progressive di Raven: Matrici Progressive Colore / P.M. 38 / P.M. 47

di Federica Del Po

 

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Bibliografia

  1. Binet A., Simon T., Mèthodes nouvelles pour le diagnostic du niveau intellectuel des anormaux, “Annèe psychologique”, 1905, cit. in Anastasi A., I test psicologici, Franco Angeli, Milano 1990
  2. Cattel R.B., Abilities: Their structure, growth, and action, 1971, New York: Houghton Mifflin
  3. Gardner H., Intelligenze multiple, 1994, Anabasi
  4. Mecacci L., Storia della psicologia del novecento, 1999, Laterza Editore p. 256-7
  5. Piaget J., L’epistemologia genetica, 1973, Laterza, Bari
  6. Spearman C., General intelligence, objectively determined and measured, “American Journal of Psychology”, 1904, cit. in Anastasi A., I test psicologici, Franco Angeli, Milano 1990
  7. Sternberg R.J., Teorie dell’intelligenza, 1987, Bompiani Milano
  8. Thurstone, L. L., Primary mental abilities, 1938, Chicago: University of Chicago Press

 


[1] Il Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS), riprende i tipi di compito dello Stanford-Binet, nonché il concetto di quoziente intellettivo, e li ricostruisce per gli adulti. Le voci dei singoli sub-test sono scalate e hanno difficoltà progressiva. Il WAIS non misura il solo fattore di intelligenza generale, ma comprende una serie di dimensioni, coerenti al loro interno per tipologia di prove, che compongono il test: prove verbali (cultura generale, comprensione, analogie, memoria di cifre, ragionamento aritmetico), le prove di performance (riordinamento di figura, completamento di figura, disegno di cubi, ricostruzione di figura, associazione di simboli o numeri).

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