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Il malessere psicologico al lavoro: come i disturbi di personalità possono influenzare la vita professionale

immagine cervello ad ingranaggi

Il presente articolo offre un breve excursus sui principali studi in letteratura inerenti il rapporto tra disagio psichico, nello specifico i disturbi di personalità, ed il mondo lavorativo, testimoniando l’esistenza di una stretta correlazione tra disturbo di Asse II e funzionalità lavorativa della persona.


Ad oggi i disturbi di personalità sono relativamente in aumento nella popolazione globale. Ad esempio, attraverso una meta analisi, Lenzenweger[1] ha scoperto che la prevalenza media di qualsiasi disturbo della personalità nella popolazione generale di tre diversi paesi è pari al 10.6 per cento. Blanco e coll. hanno condotto interviste psichiatriche face to face con studenti universitari (n=2,188) e con giovani non iscritti al college (n=2,904) ed hanno individuato la presenza di disturbi di personalità con percentuali rispettivamente pari al 17.7 per cento e 21.6 per cento. Questi dati svelano la elevata prevalenza di disturbi di personalità in diversi campioni della popolazione.
In questo articolo vengono presi in considerazione gli effetti prodotti dai disturbi di personalità sul lavoro. Secondo il DSM, i disturbi di personalità possono essere caratterizzati da difficoltà funzionali che possono coinvolgere anche il contesto lavorativo. Diversi studi in letteratura hanno infatti testimoniato come la presenza di un disturbo della personalità possa avere effetti negativi diffusi sulla funzionalità lavorativa della persona. Tuttavia, alcune variabili influiscono sulla modalità con cui un individuo con un disturbo di personalità esperisce difficoltà sull’ambito lavorativo. Queste variabili includono il tipo di disturbo, il grado di neuroticismo ( tendenza ad esperire facilmente sensazioni spiacevoli quali rabbia, ansia, depressione e vulnerabilità)  e di sgradevolezza, l’estensione della disfunzionalità sociale e la severità dei sintomi – le quali sono tutte interrelate. A questo proposito, in uno studio olandese, Michon e coll [2] hanno dimostrato come elevate livelli di neuroticismo sono associate in maniera significativa con un conseguente funzionamento inadeguato a livello professionale, indipendentemente dalla diagnosi psichiatrica. Questo significa che il neuroticismo, come caratteristica temperamentale della maggioranza dei disturbi di personalità, è un fattore importante del disfunzionamento lavorativo.

In soggetti che hanno un disturbo di Asse II, il disfunzionamento a livello sociale è strettamente correlato alle difficoltà che essi incontrano nel mondo del lavoro. Al fine di enfatizzare questo punto, Hill e coll[3] hanno scoperto come un mal adattamento pervasivo sul piano sociale era associato nel 16% dei casi ad un disturbo di personalità. Ansell e coll hanno inoltre notato come il grado di mal funzionamento esperito da coloro che hanno un disturbo di personalità è spesso equivalente, ed a volte eccede, quello che riguarda invece i disturbi dell’umore e d’ansia[4]. Esiste quindi un’evidenza empirica di una correlazione diretta tra disturbo di Asse II e difficoltà e malfunzionamento lavorativo? Se da un lato in questo senso la letteratura è scarsa, la maggior parte degli studi confermano che l’avere un disturbo di personalità può danneggiare l’efficienza lavorativa della persona. Eliashof e Streltzer ad esempio hanno esaminato il ruolo giocato dallo stress in 26 lavoratori, in cui i sintomi dello stress erano per lo più caratterizzati da problematiche relazionali (56%). In questo campione di persone, il 79% soddisfacevano i criteri diagnostici di un disturbo di personalità[5]. Ekselius e coll hanno esaminato un campione di pazienti e hanno evidenziato come la presenza di un disturbo di personalità del Cluster B fosse associata ad un mal funzionamento lavorativo emerso già in giovane età[6].
Una patologia della personalità può essere relativamente comune in coloro che ricevono un compenso a seguito di danni subiti sul lavoro, non superano un progetto riabilitativo in maniera efficace, non rientrano a lavoro e/o sono senza impiego. Inoltre, si tratta di persone che possono avere difficoltà relazionali anche sul lavoro, che sono particolarmente sensibili allo stress e che non sanno identificarsi in un ruolo specifico nell’ambito professionale.
In sintesi, i dati che sono fino ad oggi emersi in letteratura sono a favore di un legame tra disturbo della personalità e disfunzionalità sul piano lavorativo.

 

[1] Lenzenweger MF. Epidemiology of personality disorders. Psychiatr Clin North Am. 2008;31:395–403.
[2] Michon HW, ten Have M, Kroon H, et al. Mental disorders and personality traits as determinants of impaired work functioning. Psychol Med. 2008;38:1627–1637.
[3] Hill J, Pilkonis P, Morse J, et al. Social domain dysfunction and disorganization in borderline personality disorder. Psychol Med. 2008;38:135–146
[4] Ansell EB, Sanislow CA, McGlashan TH, Grilo CM. Psychosocial impairment and treatment utilization by patients with borderline personality disorder, other personality disorders, mood and anxiety disorders, and a healthy comparison group. Compr Psychiatry. 2007;48:329–336.
[5] Eliashof BA, Streltzer J. The role of “stress” in workers’ compensation stress claims. J Occup Med. 1992;34:297–303.
[6] Ekselius L, Eriksson M, von Knorring L, Linder J. Personality disorders and major depression in patients with somatoform pain disorders and medical illnesses in relation to age at onset of work disability. Eur J Psychiatry. 1996;10:35–43.

 

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