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Depressione stagionale e terapia della luce

Cosa sono la depressione stagionale e la meteoropatia? E’ possibile una cura per questi disturbi?
Il benessere psicofisico di una persona è determinato da una complessa rete di fattori. Manipolando ciascuno di essi andiamo ad intaccare la nostra condizione, migliorandola o peggiorandola. Ogni volta che seguiamo un determinato regime alimentare, o apportiamo delle modifiche al nostro stile di vita, siamo inevitabilmente responsabili della possibile rottura di un preciso equilibrio che si era assestato in precedenza.
Eventi esterni, indipendenti dalla nostra volontà, possono toccarci allo stesso modo. Parliamo di accadimenti naturali quali l’alternarsi delle stagioni, o la luce presente nell’ambiente.

Alcuni soggetti sono più influenzabili di altri da parte di questi fenomeni. Ecco allora il disturbo comunemente definito meteoropatia, che consiste proprio nel soffrire a livello organico per l’influenza di fenomeni meteorologici.
I fattori climatici che più spesso sono responsabili dei sintomi della meteoropatia sono sicuramente l’umidità e il vento: ad esempio, un caldo intenso e umido si associa a  problemi nella concentrazione, calo delle prestazioni fisiche e intellettuali.


La depressione stagionale si può curare con la terapia della luce.
La luce è molto più importante di quello che comunemente siamo portati a credere nel modulare i nostri cicli e lo sviluppo dei processi umani. Prima dell’arrivo in corteccia gli impulsi elettrici che vengono trasmessi attraverso il nervo ottico e che recano informazioni riguardanti la luminosità dell’ambiente passano per altre importanti strutture, quali l’ipotalamo: questo comporta un incremento nella produzione della serotonina, neurotrasmettitore deputato al controllo del tono dell’umore.
Diversi studi hanno mostrato come il tono dell’umore sia modulato dalla quantità di luce a cui un soggetto o una popolazione di riferimento vengono esposti.

Ad esempio il tono dell’umore pare diminuire con la lontananza dall’equatore: le regioni nordiche hanno infatti il più alto tasso di suicidi e casi di depressione maggiore, mentre la vita nelle regioni meridionali pare caratterizzata dalla predisposizione ad un umore più positivo.
Nell’ambito lavorativo, ambienti ben illuminati garantiscono una maggiore efficienza del personale, mentre la luce artificiale, che riproduce solo una piccola parte delle lunghezze d’onda della luce naturale, facilita l’instaurarsi di una condizione di stress per l’organismo.
Alcuni soggetti soffrono per una scarsa disponibilità di luce in maniera talmente importante da poter parlare di un disturbo specifico. In questi casi viene diagnosticato il “disturbo dell’umore ad andamento stagionale”, o SAD, Seasonal Affective Disorder.
L’insorgenza dei sintomi è di solito nel periodo autunnale, e il disturbo regredisce in primavera, o, soltanto nei casi più gravi, nella prima parte dell’estate.
Perchè venga diagnosticata una Depressione Stagionale è necessario che i sintomi si presentino senza una chiara causa psico-sociale, ossia senza un motivo di stress, come ad esempio un problema familiare, scolastico o lavorativo.
Oltre ad un umore deflesso e scarsamente modulabile, le persone che soffrono di SAD lamentano assenza di energie, tendenza ad evitare la vita sociale, bassa produttività e incapacità di concentrazione e focalizzazione dell’attenzione, calo del desiderio sessuale, sonnolenza e aumento di appetito (specialmente carboidrati, dolciumi e pasta).
Spesso è proprio il risultato fisico di quest’ultimo problema, ossia un aumento ponderale, a fare da campanello d’allarme.
Non tutte le persone colpite dalla sindrome soffrono per la stessa configurazione di sintomi. Alcune persone addirittura sono afflitti da sintomi in forma contraria: accade allora che alcuni accusino insonnia o inappetenza, che sono tipici delle forme più classiche di depressione ad andamento non stagionale.
Non è raro, inoltre, che ad uno psicologo accada di riconoscere forme minori del disturbo, classificate con il nome di “winter doldrums” o “winter blues” (ben il 25% della popolazione statunitense riscontra questi problemi solo da gennaio a marzo, con manifestazioni lievi).
Ad oggi le forme minori, subcliniche, vengono per lo più ignorate: la maggior parte di coloro che ne soffrono tendono ad aspettare che passi, senza cercare rimedi. Altrimenti, è comune il ricorso a rimedi naturali: i mass media pubblicizzano estratti di alcune piante ad azione stimolante e tonica, o di altre che aiutano l’organismo ad affrontare le situazioni di stress o stati d’ansia.

La terapia dell aluce è indicata per la cura della depressione stagionale.Nel 1992 per le forme più serie negli Stati Uniti è stata introdotta come trattamento non farmacologico privilegiato la light therapy (terapia della luce) o fototerapia. Il successo terapeutico riferito dalla letteratura scientifica è di circa il 75%, dato molto soddisfacente.
La pratica consiste nell’esposizione del paziente a luce di alta intensità, grazie ad un sistema di tubi fluorescenti che emanano luce ad ampio spettro, con temperatura del colore identica a quella solare.
Di norma le sedute sono associate a trattamento psicoterapico, e intensificate  nei periodi di maggior difficoltà psicologica.
Vengono effettuate per lo più durante le prime ore del giorno, soprattutto nei pazienti soggetti a ipersonnia e a difficoltà nel risveglio mattutino.
L’esposizione dura dai 40 minuti fino alle 3 ore giornaliere, e i primi risultati sono evidenti già nella prima settimana.
Il meccanismo della luce-terapia è molto semplice: essa abbassa il livello ematico della melatonina, e aumenta l’efficacia dei neurotrasmettitori antagonisti della depressione, come ad esempio la serotonina.
Il risultato è un restaurato equilibrio del ritmo sonno-veglia, una sincronizzazione tra ambiente interno ed ambiente esterno all’individuo.
Fino ad ora non si sono riscontrati effetti collaterali, se non delle controindicazioni per i pazienti diabetici o per coloro che soffrono di malformazioni e disturbi alla retina. 
Si tratta infatti di una tecnica in espansione, che sempre più spesso viene applicata per le patologie e i disturbi più gravi, dalla cefalea ai disturbi alimentari, dall’alcolismo alla  jet lag syndrome. Per tutti questi disturbi rimane comunque di prima scelta un trattamento di tipo psicologico.
 

di Sonia Pasquinelli

Intervista sulla Depressione stagionale al Dr. Migliorini del Servizio Psichiatrico Ussl 20 di Verona

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