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Bullismo sul lavoro: analisi delle differenze di genere

Negli ultimi anni è in costante aumento l’interesse per lo stress legato al contesto lavorativo causato da fenomeni come il bullismo e il mobbing. Lo studio presentato nel seguente articolo chiarisce le differenze di genere riscontrate nelle vittime di episodi di mobbing e bullismo sul lavoro, prendendo in considerazione quelle che sono state rintracciate essere le variabili più critiche associate allo stress.

 

Fino ad oggi, pochi sono stati gli studi condotti sulle differenze di genere nel bullismo, nonostante l’interesse per tale fenomeno da parte delle Istituzioni e dalla comunità scientifica internazionale sia in costante incremento.Nello specifico, ad esempio, manca una definizione chiara ed univoca della così detta sindrome da “mobbing”. In merito a questo ultimo punto, l’ICD-10 (International Classification of Disease) e il DSM IV (Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorders) indicano due condizioni, non necessariamente connesse all’ambito professionale, direttamente legate allo stress: 1) il disturbo post traumatico da stress (PTSD), caratterizzato da comportamenti diretti ad evitare qualsiasi situazione che ricordi un certo problema, un pensiero ossessivamente diretto al contesto lavorativo ed uno stato di allerta e di ansia; 2) il Disturbo dell’Adattamento (AD) con fattori di rischio e sintomi simili al PTSD, ma di minor intensità e severità. Queste sono le uniche entità nosologiche riconosciute dalla clinica in Italia.

Negli ultimi tempi si è registrato un aumento dell’interesse per le differenze di genere che sono coinvolte nello stress connesso al contesto di lavoro[1][2].

Lo stress viene percepito dai lavoratori come il secondo problema di salute più importante e ha conseguenze dirette su una percentuale pari al 22% dei dipendenti. Inoltre, lo stress produce effetti indesiderati non solo sulle persone, ma anche sulle aziende: circa il 50-60% delle giornate lavorative risulterebbe perso a causa dello stress[3].

Nel settembre del 2001 la Risoluzione del Parlamento Europeo ha identificato il lavoro delle donne come quello più a rischio di stress. Negli anni, le policies dell’Unione Europea hanno tenuto in grande considerazione le donne lavoratrici, sia dal punto di vista della salute che di quello della sicurezza sul posto di lavoro. Inoltre, hanno incoraggiato ciascun Paese a considerare quali fossero le procedure da attuare al fine di proteggere la salute del lavoratore, soprattutto se di sesso femminile. Secondo alcune ricerche infatti, se comparate agli uomini, le donne sono state oggetto di un minor numero di indagini ed interventi preventivi finalizzati a ridurre i rischi sul lavoro[4].

Le differenze di genere relative alla sicurezza ed alla salute sul lavoro sono di particolare interesse se si considerano i fattori di rischio, soprattutto rispetto al fenomeno del bullismo sul posto di lavoro[5].

Uno studio del 2004 condotto dalla Commissione Europea ha mostrato come il 10.2% delle donne e il 7.3% degli uomini sono stati vittime di intimidazioni sul posto di lavoro nell’arco dei 12 mesi che hanno preceduto la valutazione[6]. Gli ambiti professionali maggiormente colpiti dal fenomeno del bullismo parrebbero essere quelli relativi ai servizi sociali e alla salute, seguiti dalla pubblica amministrazione, dal turismo e dai trasporti. In tutti ambiti, le donne sono risultate essere quelle più discriminate (3.1% contro lo 0.8% degli uomini.

Uno dei principali studi condotti per conoscere meglio il fenomeno del bullismo sul lavoro rispetto all’appartenenza di genere è stato quello di Vartia sulle guardie carcerarie, nel quale non emergevano differenze significative circa la prevalenza ed i modelli di pratiche di discriminazione adottati[7]. Bjorkqvist e colleghi hanno invece riportato come, tra le vittime, vadano annoverate per lo più le donne: nello specifico, i 2/3 risultavano essere di sesso femminile mentre 1/3 erano maschi[8].

In una ricerca condotta su uomini di affari, le donne hanno riportato di essere state vittime di bullismo in percentuale maggiore rispetto agli uomini (11.6 vs 5%)[9]. Questo dato potrebbe essere dovuto ad una maggiore esposizione ad interventi negativi, ad una minor capacità di difendersi o ad una maggior propensione a definire tali esperienze come bullismo. Rispetto al tipo di maltrattamento subito, le donne spesso riferiscono di essere criticate o di essere vittime di pettegolezzi circa la loro vita privata mentre gli uomini di essere screditati circa il loro operato.

Nello studio condotto da Tonini e colleghi, alla fine del processo diagnostico, solo il 10% delle persone testate sono risultate vittima di bullismo, mentre molti risultavano essere affetti da disturbi psichiatrici indipendenti dal contesto lavorativo. Tali condizioni psichiatriche possono facilitare discussioni che a loro volta possono comportare un peggioramento delle problematiche cliniche stesse.

I risultati dello studio di Tonini hanno mostrato come, tra i lavoratori soggetti a bullismo, era riscontrabile un’elevata prevalenza di femmine (65%) tra i 34 e i 45 anni: questo potrebbe essere spiegato anche dall’impegno che comporta la famiglia per le donne in questa fascia di età, che potrebbe sfociare in  un maggior carico di stress che impatta anche il lavoro. Inoltre, è emerso come comportamenti di bullismo verso le donne tendono a presentarsi soprattutto al rientro dalla maternità o quando alla donna è richiesto di assentarsi da lavoro con una certa frequenza, per  motivi familiari[10].

Infine, va considerato come la maggioranza delle donne vittime di maltrattamenti sul lavoro sono laureate o diplomate e questo fa presumere che coloro con un elevato livello di educazione sono più consapevoli e suscettibili alla percezione di condizioni lavorative svantaggiose.

 

dott.ssa Gaia Del Torre




[1] European Agency for Safety and Health at Work: Gender issues in safety and health at work. A

review. Commission of the European Communities. Office for Official Publications of the European

Communities. Luxembourg, 2003.

[2] European Commission, DG for Employment, Social Affairs and Equal opportunities: Report on

equality between women and men, 2004. Office for Official Publications of the European

Communities. Luxembourg, 2005.

[3] Selye H: Theories stress in health and disease. Boston-London: Butterworths, 1976; 928-1148.

[4] European Agency for Safety and Health at Work: Gender issues in safety and health at work. A

review. Commission of the European Communities. Office for Official Publications of the European.

 

[5] de Smet P, Sans S, Dramaix M, Boulenguez C, de Backer G, Ferrario M, Cesana G, Houtman I,

Isacsson SO, Kittel F, Ostergren PO, Peres I, Pelfrene E, Romon M, Rosengren A, Wilhelmsen L,

 

Kornitzer M: Gender and regional differences in perceived job stress across Europe. Eur J

Public Health 2005, 15: 536-545.

[6] European Commission, DG for Employment, Social Affairs and Equal opportunities: Report on

equality between women and men, 2004. Office for Official Publications of the European

Communities. Luxembourg, 2005.

[7] Vartia M, Hyyti J: Gender differences in workplace bullying among prison officers. Eur J Work

Organiz Psychol 2002, 11: 113-126.

[8] Bjorkqvist K, Osterman K, Hjelt-Back M: Aggression among university employees. Aggressive

Behaviour 1994, 20: 173-184.

[9] Salin D: Prevalence and form of bullying among business professionals: a comparison of two

different strategies for measuring bullying. Eur J Work Organiz Psychol 2001, 10: 425-441.

 

[10] Leymann H, Gustavsson B: Psychological Violence at Work places. Two explorative studies.

Stockholm, Arbetarskyddsstyrelsen; 1984.

 


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