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Bevande alla caffeina e depressione nei bambini negli adolescenti

L’eziologia della depressione infantile e giovanile è molto complessa e ad oggi ancora non del tutto chiara. I disturbi depressivi possono essere la risultante dell’interazione tra fattori neurobiologici, genetici, psicosociali e sociali. Variabili ambientali e genetiche possono giocare un ruolo fondamentale nello sviluppare questo tipo di disturbi.

E’ stato stimato negli ultimi anni un notevole incremento del consumo di caffeina tra i giovani  e una percentuale pari al 75-98% consuma almeno un caffè al giorno[1]. Tuttavia, solo pochi studi empirici sono stati orientati a determinare un eventuale legame tra il consumo di caffeina e lo sviluppo di disturbi del comportamento e dell’umore tra i giovani[2]. Oltre alle solite bibite contenenti caffeina, si sta sviluppando un ampio mercato di “drink energetici” che sono in grado di stimolare il sistema nervoso centrale e periferico.

Ricerche in ambito medico e psicologico si sono quindi rivolte ad indagare le conseguenze psichiatriche a lungo termine dell’uso frequente di caffeina in adolescenti e giovani adulti.

In passato è stato scoperto come gli adolescenti con una dipendenza da caffeina riportassero un maggior livello di ansia e di sintomi depressivi[3]. Uno studio recente ha riportato come adolescenti diagnosticati come affetti da depressione maggiore consumino più caffeina e riportino più problemi nel dormire che giovani della stessa età non depressi[4].

Al fine di indagare più a fondo il legame tra disturbi dell’umore e consumo di caffeina, è stato realizzato uno studio in grado di verificare se i giovai con depressione consumino più caffeina rispetto al gruppo di controllo costituito da ragazzi con nessun disturbo psicologico[5]. Benko e coll. Hanno quindi messo a punto uno studio longitudinale di assessment clinico sui disturbi del comportamento, dell’umore e dell’apprendimento, includendo 51 studenti reclutati presso scuole pubbliche di età compresa tra i 6 ed i 14 anni. Lo studio ha visto anche partecipi gli insegnanti nel processo di segnalazione dei soggetti potenzialmente portatori di disagio psicologico I ragazzi infatti tendono spesso a esternalizzare i propri problemi attraverso un comportamento violento o diffidente, motivo per cui gli insegnanti spesso sono adatti all’individuazione dei giovani che sotto questo aspetto sono visti come più a rischio[6]. Il campione era composto per lo più da maschi (84%) e da una minor percentuale di femmine (16%).

I sintomi depressivi sono stati misurati attraverso l’utilizzo del Children Depression Inventory (CDI). E’ stato misurato anche il QI attraverso l’utilizzo della scala Weschler. I bambini con un QI al di sotto di 70 che avevano meno di 9 anni sono stati esclusi dallo studio. Il gruppo di controllo era costituito da quei giovani che non soddisfacevano i criteri di alcun disturbo di carattere psicopatologico secondo il DSM e che non avevano altri disturbi fisici, come l’epilessia.

E’ stata condotta inoltre una valutazione delle abitudini alimentari attraverso il Nutrition Behavior Inventory.

Lo studio di Benko e coll. ha verificato un’associazione tra il consumo di caffeina e la depressione nei giovani. Tuttavia, non è stato possibile rintracciare una relazione causa-effetto, data la natura correlazionale dei dati. In altre parole, non è possibile determinare qualora l’elevato consumo di caffeina tra i partecipanti allo studio avesse di per sé causato la depressione o se l’elevato consumo fosse usato come sollievo per alleviare alcuni sintomi della depressione. E’ infatti possibile che i giovani che sono stati diagnosticati come depressi usino la caffeina per “auto-medicarsi” rispetto ai sintomi della depressione. Diversi studi hanno infatti dimostrato come spesso gli adulti usino sostanze per alleviare i propri sintomi psichiatrici[7]. Inoltre, l’uso di caffeina è stato moderatamente associato ad una predisposizione genetica alla depressione maggiore, all’ansia e al disturbo di abuso di sostanze[8]. E’ quindi possibile che i giovani che hanno partecipato allo studio assumano caffeina e dolci come sollievo temporaneo.

Concludendo, i dati suggeriscono che giovani depressi consumino più bevande contenenti caffeina rispetto ai giovani non depressi. Dato che, tra l’altro, studi precedenti hanno dimostrato che un consumo precoce di caffeina possa essere indicativo dello sviluppo nel tempo di un potenziale abuso di sostanze. Di conseguenza, i genitori dovrebbero monitorare le abitudini alimentari dei propri figli.

 Dott.ssa Gaia del Torre

 



[1] Schauss A: Diet, Crime and Delinquency. Volume Fourth Printing. Berkeley: Parker House; 1980. OpenURL

[2] Temple JL: Caffeine use in children: what we know, what we have left to learn, and why we should worry.

[3] Bernstein GA, Carroll ME, Thuras PD, Cosgrove KP, Roth ME: Caffeine dependence in teenagers.

[4] Whalen DJ, Silk JS, Semel M, Forbes EE, Ryan ND, Axelson DA, Birmaher B, Dahl RE: Caffeine consumption, sleep, and affect in the natural environments of depressed youth and healthy controls.

[5] Benko CR, Farias AC, BMC Pediatr. 2011 Aug 25;11(1):73.Potential link between caffeine consumption and pediatric depression: a case-control study.

[6] Havey JM, Olson JM, McCormick C, Cates GL: Teachers’ perceptions of the incidence and management of attention-deficit hyperactivity disorder.

[7] Khantzian EJ: The self-medication hypothesis of substance use disorders: a reconsideration and recent applications.

[8] Kendler KS, Myers J, C OG: Caffeine intake, toxicity and dependence and lifetime risk for psychiatric and substance use disorders: an epidemiologic and co-twin control analysis.

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