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Tecniche di memorizzazione

Memorizzazione e apprendimento passivo

di Sonia Pasquinelli

Tecniche di Memorizzazione, nodo al dito indice

“Imparate a memoria velocemente e senza sforzo una noiosa lezione di storia medievale, semplicemente ascoltando un’audiocassetta mentre… dormite!”. Cosi veniva pubblicizzato nel mese di aprile 2004 Memosys, un apparecchio per la memorizzazione veloce attraverso ipnopedia.

Nello stesso anno, il suddetto depliant venne accusato di diffondere informazioni ingannevoli, in quanto proporrebbe una serie di informazioni false.

È forse possibile utilizzare apparecchi simili “per superare gli esami, per risparmiare fatica, per imparare le lingue, per memorizzare in poco tempo” ?

Gli scienziati e soprattutto gli psicologi sperimentali e cognitivisti studiano nel dettaglio le performance della memoria umana da oltre un secolo. Hebbinghaus, nel 1885, cominciò a lavorare sulla memorizzazione di triplette di lettere senza senso,  mentre lo psicologo inglese Bartlett, a partire dagli anni ’30, cercò di studiare situazioni più comuni nella vita quotidiana e a tener conto della struttura mentale di chi percepisce e ricorda. Da allora enormi progressi sono stati compiuti nello studio delle funzioni mnesiche umane ed è stata accumulata una consistente mole di dati, utili per esempio nel campo riabilitativo e delle strategie di apprendimento.

Nonostante ciò, nessuno studio ha mai dato prove certe dell’efficienza di Memosys o strumenti simili: nasce allora il rischio di mettere in pericolo la sicurezza dei consumatori, abusando della naturale credulità delle persone o soprattutto della mancanza di esperienza dei minori.

Infatti, dal bollettino conseguente l’istruttoria condotta nel corso del procedimento penale a carico dell’azienda produttrice,  nel quale venne richiesto l’intervento del Ministero della Salute e del Consiglio Superiore di Sanità e la consulenza del Prof. C. Violani (ordinario di Psicologia Generale e Responsabile Unità per i Disturbi del Sonno all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), risulta che “ (…) non si è reperito nelle principali banche di dati biomediche (MEDLINE e EMBASE) nessun lavoro su questo metodo di apprendimento o su metodi simili. Anche ricerche su PsychLit hanno dato esito negativo. L’impressione che si ricava dalla letteratura internazionale relativa a riviste peer-reviewed è che l’efficacia della stimolazione subliminale acustica sia ancora controversa e che per quanto riguarda il sonno le ricerche si siano orientate a definire le funzioni del sonno nel ‘consolidamento’ e nella modifica di informazioni apprese durante la veglia […] mentre le iniziali speranze nella cosiddetta ipnopedia (memorizzazione durante il sonno) sono state per lo più abbandonate. E’ stato dimostrato che esiste una possibilità di riconoscimento di stimoli (soprattutto verbali) relativamente semplice (nomi di persone o di oggetti, brevi frasi, sequenze di cifre con pochi numeri e ben scanditi) trasmessi durante il sonno, ma con una ritenzione di durata limitata”.

Dunque, è lecito nutrire seri dubbi  riguardo l’efficacia di questi metodi, a causa della carenza di consolidate conoscenze scientifiche riferite a queste apparecchiature, ed è altamente criticabile il tono irrimediabilmente enfatico dello spot pubblicitario ( “Ore e ore passate sui libri non danno lo stesso risultato e non così velocemente”).

Tuttavia, l’esistenza di un fenomeno analogo è scientificamente dimostrata: si tratta del cosiddetto  “apprendimento subliminale” o “passivo”.
Subliminale deriva dal latino “Sub limen”, e vuol dire letteralmente “al di sotto del limite della percezione “.
Prima della scoperta dell’inconscio ad opera di Freud si prestava ancora fede alle parole di Platone, per il quale niente può arrivare alla ragione prima di essere percepito dai sensi.

I messaggi subliminali sono elaborati direttamente a livello dell’inconscio, e per questo sono spessissimo sfruttati nelle campagne pubblicitarie (o meglio, lo erano prima che la maggior parte dei governi occidentali rispondessero emanando una legge per proibire l’uso dei messaggi subliminali nella pubblicità e per altri scopi commerciali e politici) e da psicologi e pedagogisti nella didattica, con tecniche di memorizzazione rapida.

In uno studio recentissimo presentato sull’ultimo numero della rivista “Neuron” ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso l’University College di Londra hanno dimostrato in maniera ultima e inequivocabile la possibilità di ottenere “un apprendimento finalizzato a uno scopo di ricompensa”, senza la mediazione di processi coscenti.
Nello studio sono state utilizzate tecniche di visualizzazione cerebrale,  modellazione computazionale e mascheramento percettivo molto avanzate.

“Spesso le persone affermano che la loro intuizione porta a decisioni migliori di un ragionamento consapevole. Questa affermazione può essere in relazione a un apprendimento associativo subconscio basato su segnali subliminali presenti in una certa situazione.” spiega Mathias Pessiglione, uno dei ricercatori. Facciamo un esempio: ai giocatori di poker spesso capita di vincere grazie a dei segnali comportamentali che rintraccia inconsciamente nell’avversario e che -sempre inconsciamente- associa a determinati esiti all’interno della partita. In termini più pratici, un giocatore potrebbe imparare, anche senza accorgersene, che quando l’avversario inizia a grattarsi l’orecchio, o a soffiarsi il naso, questi comportamenti possono essere interpretati come manifestazioni somatiche del disagio provocato da una mano particolarmente sfavorevole di carte.
Sottoponendo una serie di volontari a test monitorati tramite risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno individuato le principali stazioni di ritrasmissione (soprattutto lo striato ventrale) connesse al condizionamento subliminale. Ai soggetti erano presentati stimoli mascherati, che inconsciamente riconosciuti provocavano un’attivazione connessa ad un significato di ricompensa.

 

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