L’impatto biologico dello stupro

di Sonia Pasquinelli

Stupro e violenza sessuale

Secondo i dati ISTAT di pochi anni fa ogni giorno in Italia sono almeno sette le donne che subiscono una violenza sessuale. Questi dati si riferiscono ovviamente solo ai casi che denunciati alle autorità, e alcuni studi suggeriscono che questi rappresentino solo l’8% degli effettivi episodi di stupro nel nostro Paese (il restante 92% delle vittime, dunque, deciderebbe per vergogna di non denunciare l’abuso alla polizia).

Nel corso degli anni, forse a causa della sempre maggiore attenzione che i media dedicano al fenomeno, il numero degli stupri sia in costante crescita. Si tratta dell’ennesimo sintomo di quel malessere sociale che si manifesta con episodi di violenza ed aggressività.

 

Ma I dati più sorprendenti sono quelli che analizzano le caratteristiche specifiche dei singoli casi: si scopre allora che  spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2%), in automobile (25,4%) o nella casa dell’aggressore (10%), poichè in gran parte dei casi l’aggressore è una persona ben conosciuta, e solo il 3,5% dei violentatori non ha mai incontrato la sua vittima prima dell’abuso.

 

Siamo abituati a pensare, secondo il senso comune, che una persona che abbia subito uno stupro non sarà più uguale a sè stessa dopo questa dolorosa esperienza. Uno studio recente dimostra sorprendentemente che si tratta di una credenza che ha profonde basi biologiche.

 

Significative differenze sono state trovate da ricercatori della McGill University nel cervello di persone che si erano suicidate e in quello di persone “normali”. In particolare, Tutti i soggetti che si erano suicidati erano state vittime di abusi da bambini.

 

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS ONE e liberamente scaricabile all’indirizzo http://www.plosone.org/article/fetchArticle.action?articleURI=info:doi/10.1371/journal.pone.0002085, è stato condotto dai ricercatori della Mc Gill University e ha indagato le differenze tra il cervello di persone “normali” e quello di individui che avevano commesso un suicidio dopo essere state vittime di una violenza sessuale da bambini.

 

È stato trovato rilevato che all’interno di sequenze di geni identiche nei due gruppi si soggeti, i marcatori epigenetici possedevano caratteristiche differenti. Spieghiamo con maggiore chiarezza: l ‘epigenetica è lo studio dei cambiamenti nella funzione dei geni che non coinvolgono un cambiamento strutturale della sequenza di DNA.

 

Il DNA infatti una volta ereditato dai genitori, resta immutato nel corso della vita ed è identico per ogni cellula del corpo. I geni sono però rivestiti grazie ad un processo di metilazione, la cui primaria funzione è quella di protezione del genoma della cellula dall’attacco delle endonucleasi di restrizione prodotte da lei stessa per resistere all’attacco di fagi. La metilazione del DNA è in buona misura  sensibile al proprio ambiente, specialmente nelle prime fasi della vita. I marcatori epigenetici punteggiano il DNA e programmano l’espressione del gene giusto nel momento e nel punto giusto.

 

Esaminando un gruppo di geni che codifica per l’rRNA, un componente importante per la produzione di proteine (comprese quelle implicate in funzioni cognitive come apprendimento e memoria) i ricercatori hanno scoperto che esso può essere regolato a livello epigenetico.

“È possibile che i cambiamenti nei marcatori epigenetici siano stati causati dall’esposizione ad abusi sessuali, anche se nell’uomo è difficile stabilire un nesso causale fra prima infanzia e marcatori epigenetici nello stesso modo con cui abbiamo potuto stabilirlo negli animali”, ha detto Moshe Szyf, che ha diretto lo studio.

 

Le linee di studio che partono da questa scoperta sono molteplici. Da un lato, prendendo spunto da precedenti studi condotti alla McGill sui ratti, che avevano portato alla scoperta che il comportamento materno nella prima infanzia ha un sostanziale e duraturo effetto sui geni implicati nel comportamento, si potrebbero cercare tecniche per invertire questi effetti nel corso della vita adulta con quei trattamenti che hanno una rinomata influenza sui marcatori genetici.

 

 Dall’altra, si pensa allo sviluppo, in un futuro prossimo, di  un test che andrebbe ad analizzare, e successivamente a quantificare, l’impatto di una esperienza drammatica come quella dello stupro sulla vita non solo psichica, ma anche biologica, di un essere umano.

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