Ansia, panico e disturbi correlati

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AnsiaIl termine ansia deriva dal latino angĕre, che significa stringere,ed è proprio questo senso di oppressione senso di chiusura alla gola, uno tra i tanti sintomi lamentati in genere dalle persone ansiose, che secondo i dati dell’O.M.S., sarebbero nel mondo circa 400 milioni!

Per quanto sgradevole, infatti, l’ansia è un affetto di comune riscontro in vari momenti della vita. È importante però distinguere quando l’ansia fisiologica, che di per sè non costituisce una patologia, da quella patologica.

Una prima differenziazione va fatta con la paura, che è la risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, mentre l’ ansia è l’anticipazione di una minaccia futura. Talvolta questi due stati si sovrappongono, ma sono anche differenti: la paura è più spesso associata a picchi di attivazione necessari alla lotta o alla fuga, mentre l’ansia è associata alla tensione muscolare e alla vigilanza in preparazione al pericolo futuro e a comportamenti prudenti o di evítamento.

E’ importante tener presente che vi è una tipologia di ansia “sana”, transitoria, non patologica, che ci permette di tenerci alla larga da una situazione pericolosa per noi stessi. E’ in questo senso, dal punto di vista etologico – evoluzionistico, utile alla sopravvivenza. Essa, creando nel nostro organismo una sensazione di disagio, costituita da sintomi come tremore, sudore, palpitazione e incremento del ritmo cardiaco, ha il fine di farci desistere dall’intraprendere quell’azione. L’ansia, definita come uno “stato di tensione emotiva” (Funk e Wagnalals, 1963), in condizioni sane funziona come un allarme, che segnala la necessità di attivarci e motivarci ad un’azione. E’ proprio grazie a questo tipo di ansia che riusciamo ad affrontare una prova, un esame, una situazione in cui è necessaria una notevole dose di attenzione e concentrazione.

L’ansia è invece patologicaquando i livelli di tensione divengono eccessivi e l’ansia diventa ingestibile. I disturbi d’ansia differiscono dalla normale paura o ansia evolutive perché sono eccessivi o persistenti (per es., durano tipicamente 6 mesi o più). Le preoccupazioni associate al disturbo d’ansia, a differenza delle preoccupazioni quotidiane, sono difficilmente controllabili. Sono più pervasive, pronunciate, fastidiose e di maggiore durata; spesso caratterizzate da sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, sensazione di oppressione al petto, cefalea, vertigini, ma anche psicologici, tra cui irrequietezza, affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità. Un soggetto ansioso reagisce sempre in eccesso, o in maniera inappropriata alle nuove situazioni.

Recentemente, nel maggio 2013, l’Associazione Psichiatrica Americana (APA) è giunta, alla pubblicazione dell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM 5)

I disturbi d’ansia classificati nel DSM-V sono:

  • Disturbo d’ansia da separazione

  • Mutismo selettivo

  • Fobia Specifica

  • Disturbo d’ansia sociale

  • Disturbo di panico

  • Agorafobia

  • Disturbo d’ansia generalizzato

  • Disturbo d’ansia da condizione medica

  • Altro Disturbo d’ansia specifico

  • Disturbo d’ansia non altrimenti specificato

A seconda di ogni specifico disturbo, l’evitamento si concentra su un diverso stimolo ansiogeno: nel disturbo d’ansia da separazione, l’ansia riguarderà la separazione dalle figure di attaccamento, nel “mutismo selettivo” (MS) patologia spesso erroneamente scambiata per timidezza o per sintomo di un possibile ritardo mentale,frequente nei bambini in età scolare, l’ansia riguarda il parlare con gli altri in contesti sociali e pubblici, come la scuola, tanto che il bambino si blocca assumendo un atteggiamento impacciato ed evitante. Se non trattato, esso può talvolta trasformarsi in disturbo da ansia sociale con l’arrivo dell’età adulta. Al disturbo di panico (stato di intensa paura che raggiunge il suo picco nel giro di circa dieci minuti, con comparsa inaspettata di palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione dolore al petto, nausea, sensazione di instabilità e sbandamento, derealizzazione – ossia, la realtà esterna appare strana ed irreale) non di rado si associa alla condizione psicopatologica di agorafobia.L’agorafobia è caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto, in caso di attacco di panico. I timori riguardano tipicamente situazioni quali l’essere fuori casa da soli, in mezzo alla folla o in coda, viaggiare in automobile o con altri mezzi di trasporto. In generale, la persona con agorafobia sembra particolarmente sensibile alla solitudine, agli spazi aperti (ad esempio, le piazze), e situazioni costrittive, che possono riguardare anche rapporti vissuti come troppo limitanti la propria libertà. Le situazioni temute vengono evitate (per es., gli spostamenti vengono ridotti), oppure sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico, e non di rado affrontate con la presenza di un compagno. Proprio per le limitazioni alla propria qualità di vita che la persona ansiosa si trova a vivere costantemente, è importante che oltre all’eventuale supporto farmacologico, da usare in alcuni casi, entri in gioco la psicoterapia, utile per risolvere il problema a lungo termine e per effettuare un lavoro di elaborazione e adattamento allo stimolo ansiogeno.

In questo contesto, la tecnica che ha dimostrato di riuscire a determinare i maggiori benefici è la terapia cognitivo- comportamentale incentrata sul “decondizionamento dallo stimolo ansiogeno”, ossia a sciogliere il legame tra le situazioni critiche e la reazione ansiosa del paziente. Questa strategia prevede che la persona, anziché evitarli, si esponga gradualmente agli eventi ritenuti stressanti, li analizzi con l’aiuto del terapeuta e li elabori in chiave alternativa per far rientrare l’esperienza vissuta in un contesto di normalità e affrontarla meglio in occasioni successive. E’ importante lavorare quindi sugli schemi cognitivi “malsani” che spesso gli ansiosi mettono in atto: queste persone valutano gli eventi come una minaccia, poichè si avvalgono di schemi cognitivi che ingigantiscono la pericolosità delle diverse situazioni, sentendosi completamente incapaci di affrontare tali rischi. Quando gli schemi di minaccia vengono attivati, l’interpretazione della situazione è caratterizzata da pensieri automatici negativi centrati sul tema di pericolo. Una volta attivata la valutazione di pericolo, si crea una sorta di circolo vizioso che rinforza le manifestazioni di ansia, dal quale è di certo difficile uscire!

Ma quali sono le cause dell’ansia? Vi sono, come spesso accade, ipotesi multifattoriali: intercorrono innanzitutto fattori ereditari: alcuni studi genetici hanno rilevato che, in circa il 50% dei casi, i soggetti con disturbi d’ansia hanno almeno un familiare affetto da una patologia analoga. Inoltre vi sono fattori biologici: secondo alcuni studi effettuati sul cervello, l’ansia sarebbe causata da alterazioni della quantità di alcuni neurotrasmettitori, come per esempio un’eccessiva produzione di noradrenalina (l’ormone dello stress) ed una ridotta produzione di serotonina che regola il benessere) e di GABA (che è un neurotrasmettitore inibitorio). Inoltre secondo Freud, padre della psicoanalisi, interverrebbero anche fattori inconsci: l’ansia deriverebbe da un conflitto inconscio che può risalire all’infanzia o svilupparsi nella vita adulta. Questo conflitto psicologico mette in moto dei meccanismi di difesa il cui scopo è quello di allontanare dalla coscienza questo stesso conflitto, relegandolo in una sede non accessibile della psiche, che è appunto l’inconscio .

Sembra inoltre che l’essere donne, aver vissuto esperienze traumatiche durante l’infanzia, soffrire di malattie croniche (in particolare, cardiache e respiratorie) o l’essere stati esposti a una fonte di stress acuto intenso o a stress più modesti, ma ripetuti nel tempo, siano tutti fattori predisponenti allo sviluppo di un disturbo d’ansia.

Irritabilità, insonnia, tachicardia, nausea, cefalea, vertigini, aumento della sudorazione, vampate oppure pallore, preoccupazione costante o ricorrente ingiustificata o per motivi futili, sono solo aluni dei “campanelli d’allarme” che segnalano la presenza di uno stato ansioso.

Occorre quindi soffermarsi sulla propria personale situazione di vita e comprendere l’orgine e le cause di questi disturbi, meglio se con l’aiuto di uno specialista. In supporto ad una terapia adeguata, è sempre un buon consiglio seguire alcuni semplici abitudini che permettono di contenere l’ansia, quali seguire ritmi di vita regolari, dormire un numero sufficiente di ore per notte, alimentarsi in modo sano, frequentare gruppi di auto-mutuo aiuto e condividere la propria esperienza con altre persone affette da un problema analogo, evitare eccessivi stress lavorativi e ritagliarsi piccole pause per rilassarsi durante la giornata.

Valentina Bressan

Bibliografia

– Barlow D. H., (1988) Anxiety and its disorders, Guilford . New York .

– Beck, A.T., (1976). Cognitive therapy and the emotional disorders. International Universities Press, New York. Trad. it..: Principi di Terapia cognitiva: un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi. Roma Astrolabio 1984.

– Beck, A.T., Emery, C. &Greenberg, R.L. (1985). Anxiety Disorders and Phobias: A cognitive perspective. New York : Basic Books.

– Dsm 5 – 2013, America Psychiatric Associacion;  2014,  Raffaello Cortina Editore

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