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Psicologia Clinica e Patologie

Aumento della demenza senile tra la popolazione anziana

News - Psicologia Clinica e Patologie
 
 Il presente articolo si propone di tracciare un quadro dei principali disturbi mentali caratteristici della vecchiaia, con particolare focus all’evoluzione della demenza senile ed alla sua diffusione tra gli ultraottantenni.
Aumento della demenza senile tra la popolazione anziana
Si prevede che la popolazione anziana di età superiore agli 80 anni aumenti fino ad arrivare ad essere circa il 50% della popolazione globale entro la fine del 2020[1] e questo fa sì che gli anziani ultra ottantenni sia il gruppo di età con la crescita più veloce. Se gli anziani sono in crescita significa anche che sono sempre più diffuse le malattie che riguardano la tarda età, quali ad esempio la demenza senile.
Nel 2000, il numero di casi di demenza senile nel mondo è stato stimato intorno ai 25,5 milioni, dei quali il 38% erano maschi. E’ stato inoltre previsto che tale disturbo andrà diffondendosi sempre più in future tra la popolazione anziana. I principali fattori di rischio della demenza senile sono la tarda età, il genere femminile, l’ipertensione e problemi cardiaci. Parrebbe interessante quindi approfondire quanto un ipotetico incremento della demenza senile sia o meno dovuto all’aumento della percentuale di persone che raggiungono la tarda età.
Lo studio esposto nel presente articolo si è orientato a studiare la prevalenza di demenza senile in un gruppo di persone anziane e quanto questa possa cambiare nel tempo, misurando i soggetti sperimentali ogni 5 anni.
I partecipanti sono stati intervistati e testati con diverse scale finalizzate a misurare il loro stato di salute nelle loro abitazioni, negli istituti o nelle comunità geriatriche a seconda di dove risiedevano. Il Mini Mental State Examination (MMSE) è stato usato per esplorare le funzioni cognitive dei soggetti sperimentali[2]. La Organic Brain Syndrome (OBS) è stata impiegata per misurare sintomi relativi a delirio o demenza o altri disturbi mentali di origine organica[3]. La depressione è stata indagata usando la Geriatric Depression Scale (GDS)[4] e le attività in cui la persona è coinvolta quotidianamente sono state misurate con la ADL scale. Il peso corporeo e l’altezza sono stati rilevati usando il Body Mass Index (BMI).
La prevalenza di demenza rispetto al campione totale è risultata pari al 26.5% nel 2000-02 e pari al 37.2% nel 2005-07. Anche i punteggi al MMSE sono stati più bassi nelle rilevazioni successive del 2005-07. Durante i 5 anni trascorsi dalla prima misurazione, è stato registrato un aumento della proporzione di partecipanti che hanno fatto un intervento a causa di disturbi cardiovascolari e che per questo motivo hanno dovuto iniziare una terapia farmacologica, con un incremento di sintomi correlati alla demenza.
Una possibile spiegazione dell’incremento di persone affette da demenza nel campione dopo 5 anni dalla prima rilevazione è che è parallelamente aumentata la speranza di vita sia tra coloro che sono risultati essere a rischio di demenza che tra coloro già diagnosticati con questo disturbo all’inizio dello studio.
Una proporzione sempre maggiore di anziani è infatti sopravvissuta fino a tarda età negli ultimi decenni, in parte perché ricevono trattamenti che nel tempo sono migliorati, tesi a ridurre i fattori di rischio cardiovascolari quali ad esempio l’ipertensione, l’iperlipidemia ed il diabete.
Nello studio qui discusso infatti è stata registrata una diminuzione della mortalità legata a disturbi cardiovascolari quali ad esempio l’infarto ed al tempo stesso è emerso un incremento della speranza di vita dopo un infarto, probabilmente legata ad un miglioramento della prevenzione secondaria e della riabilitazione.
Questo, concludendo, significa che una percentuale sempre maggiore di anziani sopravvive a rischi a livello cardiovascolare e raggiunge un’età sempre più elevata, esponendosi così ad un maggior rischio di sviluppare una demenza senile[5].
 


Dott. Gaia Del Torre
 


[1]World Population Prospects: The 2008 Revision [database on the Internet]. 2008.
 
[2] Folstein MF, Folstein SE, McHugh PR. Mini-mental state'. A practical method for grading the cognitive state of patients for the clinician. J Psychiatr Res 1975;12:189-98.
 
[3] Jensen E. A comparison between three psychogeriatric rating scales. Int J Geriatr Psychiatry 1993;8:215-29.
 
[4] Sheikh JI. Geriatric Depression Scale (GDS): recent evidence and development of a shorter version. Clin Gerontologist 1986;5:165.
 
[5] Increasing prevalence of dementia among very old people, Johan Mathillas, Hugo Lövheim and Yngve Gustafson,Author AffiliationsGeriatric Medicine, Department of Community Medicine and Rehabilitation, Umeå University, Umeå SE-901 85,  October 7, 2010.
 
 

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Pubblicazioni

Pubblicazioni su riviste internazionali
  • Bressi C, Porcellana M, Marinaccio PM, Nocito EP and Magri L

    Short-term psychodynamic psychotherapy versus treatment as usual for depressive and anxiety disorders: a randomized clinical trial of efficacy. Journal of Nervous and Mental Disease, 2010;198(9):647-52.

     
  • Rossini D, Magri L, Lucca A, Giordani S, Smeraldi E, Zanardi R.

    Does rTMS Hasten the Response to Escitalopram, Sertraline, or Venlafaxine in Patients With Major Depressive Disorder? A Double-Blind, Randomized, Sham-Controlled Trial.

    Journal of Clinical Psychiatry, 2005;66(12):1569-75.

  • Magri L, Rossini D, Zanardi R, Lucca A.

    A single-blind comparison of 3 different transcranial magnetic stimulation paradigms in the treatment of resistant...

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