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L’inconscio e le moderne neuroscienze

News - Facolta intellettive e cognizione

di Mauro Cavarra

 

Il concetto di inconscio viene portato all’attenzione scientifica all’inizio del ‘900 inizialmente grazie all’indagine del fenomeno ipnotico ed in seguito inserito in una teoria articolata da un medico viennese, Sigmund Freud. Questi immaginava l’inconscio come un luogo dove sono immagazzinati una serie di contenuti mentali che comprendono sia elementi traumatici rimossi per preservare l’integrità psichica del soggetto, sia il nucleo motivazionale di ogni essere umano, le pulsioni.

 

Per pulsione si intende un elemento a cavallo tra il somatico e lo psichico, ed è quel fattore che infonde energia nelle azioni finalizzate e che rende così possibile il comportamento. Per indagare l’inconscio, Freud si servì inizialmente anch’egli dell’ipnosi che aveva appreso da Charcot, celebre neurologo della Salpetriére, ed in seguito, riconoscendo nell’ipnosi alcuni limiti che impedivano ai contenuti inconsci di emergere completamente, di una tecnica da lui stesso fondata: la psicanalisi. Questa, anche se inizialmente accolta tiepidamente dal panorama scientifico del tempo,  non tarderà ad incuriosire medici di tutto il mondo che si avvicineranno al pensiero freudiano e daranno poi origine alle diverse scuole psicanalitiche tutt’ora esistenti.

 

L’inconscio oggi

Ma dove si colloca l’inconscio nel panorama neuroscientifico moderno?

A prima vista potrebbe sembrare un concetto più filosofico che scientifico, complice il fatto che Freud non tentò di localizzarlo in una qualche struttura cerebrale; ma le moderne tecniche di indagine del cervello in vivo ci dimostrano che il sistema nervoso centrale effettivamente compie un numero enorme di operazioni senza che noi ce ne rendiamo conto, basti pensare al mantenimento della posizione eretta, o banalmente al fatto che non è necessario che comandiamo al cuore di battere perché lo faccia, o  a fenomeni come i riflessi spinali che ci consentono ad esempio di allontanare la mano da una superficie rovente in tempi rapidissimi. La cosa che forse può sembrare complessa da integrare in questo contesto è il fatto che Freud pone all’interno dell’inconscio le radici motivazionali del comportamento, cioè le spinte che ci conducono a intraprendere un’azione verso una meta. Insomma credeva che desideri e paure dell’uomo fossero esclusi dalla sua stessa consapevolezza.

 

Lo studio

Uno studio per valutare il ruolo di processi inconsci nei meccanismi motivazionali è stato realizzato da Anna Rose Childress e la sua equipe. I ricercatori hanno utilizzato tecniche di fMRI per testare la risposta cerebrale a stimoli somministrati con la tecnica del “backward masking” , che consiste nel presentare un primo stimolo per un tempo talmente breve, in questo caso per circa 33 msec, da impedire che questo  possa giungere  alla consapevolezza, seguito da un altro di durata sufficiente ad essere percepito. Gli stimoli brevi, detti target, potevano contenere  immagini che richiamavano all’uso di cocaina, a contenuto sessuale, a contenuto avversativo - come arti feriti - , e neutrale. I soggetti sperimentali erano pazienti in cura per dipendenza da cocaina.

 

I ricercatori hanno così dimostrato innanzitutto una attivazione del circuito limbico in seguito agli stimoli a contenuto sessuale o relati all’uso di cocaina in gran parte sovrapponibile all’attivazione che si registra in caso di presentazione prolungata degli stessi stimoli; inoltre l’entità dell’attivazione prediceva efficacemente il giudizio che gli stessi soggetti davano due giorni dopo l’esperimento verso gli stessi stimoli, stavolta resi chiaramente visibili. 

 

Il salto evolutivo

 

Ai più pratici di storia della psicologia, questo tipo di esperimenti richiameranno alla mente di certo le pionieristiche osservazioni di Ivan Pavlov, scienziato russo che per primo modellizzò il condizionamento classico, ma questo studio non si limita ad osservare fenomeni di quel tipo. Evidenzia infatti uno dei salti evolutivi che ha compiuto la nostra specie: i soggetti hanno dimostrato attivazioni del circuito detto “di reward”, di ricompensa, non soltanto per stimoli che favoriscono la sopravvivenza della specie, come messaggi di tipo sessuale, ma anche per stimoli appresi, in questo correlati all’uso di sostanze stupefacenti.

 

Per quanto l’inconscio sembri un concetto superato, legato ad una psicologia più umanista che scientifica, esprimenti come questo lo rendono ancora oggi attuale e stimolante. Le moderne tecniche di neuroimaging ci consentono infatti di osservare un passo più da vicino il funzionamento del cervello, ridefinendo  giorno dopo giorno costrutti, ipotesi e teorie.

 

 

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